Dimissioni anticipate e carenza di organico mettono sotto pressione la sanità regionale tra stipendi bassi e carichi di lavoro elevati

In Toscana si registra una delle più alte incidenze di dimissioni volontarie tra gli infermieri nel sistema sanitario pubblico italiano. Secondo i dati della Corte dei conti, presentati alle Commissioni bilancio di Camera e Senato, nel 2025 le uscite nella regione sono circa 800, un valore comparabile al Veneto e inferiore solo alla Lombardia in termini assoluti.

Il fenomeno riguarda infermieri che lasciano il servizio pubblico per trasferirsi nel privato o all’estero, contribuendo a una progressiva riduzione del personale. Nel sistema sanitario toscano operano circa 20.000 infermieri, un numero giudicato insufficiente dai sindacati per garantire tutti i servizi, soprattutto a fronte dell’invecchiamento della popolazione e dei pensionamenti.

Secondo la Cgil, il problema è aggravato dal contesto territoriale: da un lato il costo elevato della vita nelle città turistiche come Firenze, dall’altro la carenza di servizi nelle aree interne. A ciò si aggiungono stipendi considerati bassi (circa 1.600-1.700 euro mensili) e carichi di lavoro crescenti dovuti alla mancanza di personale.

Il sindacato sottolinea inoltre come, in alcuni casi, il passaggio al settore privato sia motivato non solo da ragioni economiche, ma anche dalla ricerca di condizioni lavorative meno gravose. La situazione viene definita critica in prospettiva, in un contesto in cui la domanda di assistenza sanitaria è destinata a crescere mentre la forza lavoro diminuisce.

La Cgil propone un rafforzamento del finanziamento pubblico e una valorizzazione del personale sanitario, anche attraverso iniziative legislative, per affrontare quella che viene definita una sfida strutturale per il sistema sanitario nazionale. Lo scrive Repubblica Firenze. 

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