"La carenza di personale sanitario in generale e infermieristico in particolare è un problema molto serio". E' quanto ha detto oggi a Firenze, a margine di una visita istituzionale all'ospedale pediatrico Meyer, l'assessora regionale alla salute Monia Monni. "Tra l'altro - ha spiegato - la figura dell'infermiere con il potenziamento della sanità territoriale diventa ancora più centrale. E' un professionista preziosissimo all'interno della rete ospedaliera, ma anche all'interno delle case della comunità e ovviamente nella rete dei servizi domiciliari".
Monni ha parlato di "carenza forte, una carenza vocazionale. Ci mancano proprio i ragazzi e le ragazze che scelgono di fare questa professione". Inoltre "c'è una fuga verso privato, perché gli infermieri nel sistema pubblico sono pagati troppo poco. Fortunatamente noi riusciamo e riusciremo a coprire i servizi essenziali, compresa l'apertura delle case della comunità, però in prospettiva è un problema molto serio", anche se "i dati ci dicono che ci sarà un'inversione di tendenza e che i ragazzi e le ragazze cominciano di nuovo ad appassionarsi alle professioni sanitarie".
Ma oltre al tema della vocazione, ha ribadito l'assessora, c'è la questione del salario: "Ci sono contratti fermi da tanto tempo, stipendi estremamente al di sotto degli altri Paesi europei. La motivazione per scegliere una professione non soltanto la passione, che in questo caso ovviamente è necessaria, ma anche la capacità di guadagnarsi un'autonomia economica che ti possa permettere una vita dignitosa. E, a fronte del lavoro che fanno quotidianamente, quello stipendio è certamente inadeguato".
Monni ha parlato di "carenza forte, una carenza vocazionale. Ci mancano proprio i ragazzi e le ragazze che scelgono di fare questa professione". Inoltre "c'è una fuga verso privato, perché gli infermieri nel sistema pubblico sono pagati troppo poco. Fortunatamente noi riusciamo e riusciremo a coprire i servizi essenziali, compresa l'apertura delle case della comunità, però in prospettiva è un problema molto serio", anche se "i dati ci dicono che ci sarà un'inversione di tendenza e che i ragazzi e le ragazze cominciano di nuovo ad appassionarsi alle professioni sanitarie".
Ma oltre al tema della vocazione, ha ribadito l'assessora, c'è la questione del salario: "Ci sono contratti fermi da tanto tempo, stipendi estremamente al di sotto degli altri Paesi europei. La motivazione per scegliere una professione non soltanto la passione, che in questo caso ovviamente è necessaria, ma anche la capacità di guadagnarsi un'autonomia economica che ti possa permettere una vita dignitosa. E, a fronte del lavoro che fanno quotidianamente, quello stipendio è certamente inadeguato".
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