L’articolo racconta la storia di Libera, una donna di 55 anni originaria della Toscana, diventata simbolo del dibattito sul suicidio assistito in Italia. Affetta da sclerosi multipla primaria progressiva diagnosticata tra il 2007 e il 2008, ha perso progressivamente la capacità di camminare e di usare gli arti superiori fino a dipendere completamente dall’assistenza della famiglia.
Dopo anni di peggioramento e sofferenza, Libera ha scelto consapevolmente il suicidio assistito, condividendo la decisione con i familiari, che hanno accettato e sostenuto la sua volontà. Il 25 marzo si è auto-somministrata il farmaco che le ha fermato il cuore, utilizzando per la prima volta in Italia un dispositivo controllato con il movimento degli occhi. L’associazione Luca Coscioni ha seguito il caso, sottolineando le difficoltà ancora presenti nell’applicazione delle sentenze sul fine vita.
La madre racconta gli ultimi momenti come sereni e privi di drammaticità: Libera ha voluto evitare scene di dolore, chiedendo di essere ricordata con il sorriso. Ha salutato la famiglia con affetto, senza pronunciare la parola “addio”, e ha ribadito di aver fatto una scelta per evitare ulteriori sofferenze. Dopo la sua morte, la famiglia conserva il ricordo di una donna coraggiosa e generosa, e ne custodisce le ceneri in attesa di spargerle nel giardino di casa, come da sua volontà di “essere libera”. Lo scrive la Repubblica.
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