La Toscana, considerata una delle regioni più avanzate nell’organizzazione della sanità territoriale, si trova ora al centro di un confronto acceso con il governo sulla riforma della medicina generale e sul futuro dei medici di famiglia.
Il nodo principale riguarda il loro progressivo inserimento nelle case di comunità, strutture centrali nel nuovo modello di assistenza territoriale. Il tema sarà discusso al simposio Fimmg Next Gen in corso a Firenze, all’hotel Baglioni.
Il ministro della Salute Orazio Schillaci sta lavorando a una riforma che punta a rafforzare il ruolo delle case di comunità, evitando che restino sottoutilizzate e cercando soluzioni per la carenza di medici in alcune regioni. Tra le ipotesi c’è l’obbligo per i medici di famiglia di svolgere alcune ore di attività nelle strutture territoriali, mentre resterebbe volontaria la trasformazione in dipendenti del SSN.
In Toscana, però, il modello è già in parte attivo: il segretario regionale della Fimmg Niccolò Biancalani sottolinea che la Regione ha già un accordo con i medici per garantire ore volontarie nelle case di comunità, con parametri differenziati in base al numero di assistiti. Nella regione risultano già operative 85 case di comunità, di cui 16 finanziate dal PNRR.
Secondo i medici toscani, la riforma nazionale rischierebbe di stravolgere un sistema già avviato e funzionante, oltre a compromettere il rapporto diretto tra medico e paziente. Critiche arrivano anche sul metodo, ritenuto troppo centralizzato e privo di adeguato confronto con le categorie.
A sostegno della posizione regionale interviene anche l’assessora alla salute Monia Monni, che chiede di tutelare quanto già costruito e di rivedere con cautela i nuovi criteri di organizzazione e retribuzione.
Nel frattempo, si inserisce anche il tema della carenza di personale: i sindacati infermieristici segnalano circa 5.000 unità mancanti, evidenziando il rischio che il potenziamento delle case di comunità non sia sostenibile senza nuove assunzioni. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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