L’anticorpo monoclonale promette di rallentare la malattia nelle fasi iniziali, ma la Regione avvia la macchina organizzativa tra selezione dei pazienti, centri specializzati e potenziamento dell’assistenza territoriale

La Toscana si prepara all’arrivo del nuovo farmaco contro l’Alzheimer, il Lecanemab, un anticorpo monoclonale che rappresenta una possibile svolta perché, a differenza delle terapie attuali, non agisce solo sui sintomi ma sembra in grado di rallentare la progressione della malattia se intercettata nelle fasi iniziali.

Il farmaco non è ancora autorizzato in Italia, ma il suo arrivo è atteso e la Regione sta già lavorando per farsi trovare pronta a una gestione complessa sia dal punto di vista clinico che organizzativo.

In Toscana si stimano circa 81 mila over 65 con forme di demenza, ma solo una quota ridotta – circa il 10% dei pazienti – potrebbe avere i requisiti per accedere alla nuova terapia. La selezione richiederà un percorso diagnostico articolato, basato su una combinazione di esami clinici e valutazioni specialistiche.

Un altro nodo riguarda la rete di somministrazione: sono circa 38 i centri potenzialmente candidabili, con trattamenti che prevedono anche eventuali ricoveri in day hospital. A questo si aggiunge la necessità di garantire un sistema di controlli successivi nel tempo, il cosiddetto follow up, che coinvolgerà anche strutture territoriali come case e ospedali di comunità.

La Regione ha quindi avviato una pianificazione anticipata attraverso una delibera promossa dall’assessora alla Salute Monia Monni e coordinata dal dirigente Alberto Zanobini, basata su uno studio dell’Organismo del governo clinico elaborato da 52 specialisti toscani.

«Siamo di fronte a una svolta importante nella cura dell’Alzheimer», spiega Monni, sottolineando però la necessità di rafforzare organizzazione, competenze e rete sanitaria. Sulla stessa linea il presidente Eugenio Giani, che evidenzia l’importanza di diagnosi tempestive e presa in carico continua dei pazienti e delle famiglie.

L’obiettivo dichiarato è arrivare preparati a una nuova fase della medicina neurologica, in cui innovazione terapeutica e capacità del sistema sanitario dovranno procedere insieme. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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