La storia arriva da una paziente 82enne residente a Londa, che ha raccontato in una lettera inviata all’ospedale di Careggi e all’assessorato alla Salute il lungo percorso che l’ha portata, dopo mesi di attesa, a essere operata in urgenza in una struttura diversa da quella dove era già stata preospedalizzata.
La donna si era iscritta nell’agosto dello scorso anno in lista d’attesa per una colicistectomia, un intervento considerato frequente ma soggetto a tempi variabili in base alle priorità cliniche. Le sue condizioni, però, si sono progressivamente aggravate, tra coliche e ricoveri ripetuti.
Nel racconto, la paziente ripercorre diversi episodi: un ricovero a Borgo San Lorenzo, un successivo periodo di degenza a Ponte a Niccheri con ulteriori accertamenti, fino a una nuova fase di preospedalizzazione a Careggi seguita però da un lungo silenzio. Infine, il peggioramento e il trasferimento in urgenza, con intervento chirurgico immediato.
«I cittadini non sono considerati esseri umani ma soltanto numeri», scrive nella lettera, sottolineando il disagio vissuto tra attese, ricoveri e spostamenti. La donna riflette anche sui costi complessivi del percorso sanitario, tra esami, trasferimenti e intervento urgente, evidenziando come parte di queste prestazioni avrebbe potuto essere evitata con una gestione più tempestiva.
Il caso riporta l’attenzione sulle criticità delle liste d’attesa e sull’organizzazione degli interventi programmati nel sistema sanitario regionale della Toscana, dove le priorità cliniche dovrebbero garantire tempi adeguati in base alle condizioni dei pazienti.
Nella sua conclusione, la paziente richiama l’importanza del servizio sanitario pubblico, pur nella difficoltà dell’esperienza vissuta, e chiede una riflessione sul funzionamento del sistema e sull’impatto umano delle attese prolungate. Lo scrive Repubblica Firenze.
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