Si chiude dopo undici anni la vicenda giudiziaria nata da una maxi-inchiesta del 2015 che aveva coinvolto ispettori della sicurezza sul lavoro dell’Asl in Toscana. Nel 2026 tutti gli imputati risultano assolti, dopo che la pubblica accusa ha rinunciato all’appello contro le precedenti assoluzioni e proscioglimenti.
Il procedimento, considerato uno dei casi più complessi degli ultimi anni, si conclude quindi senza condanne definitive, chiudendo l’ultimo troncone del processo iniziato oltre un decennio fa.
Secondo la difesa, rappresentata dall’avvocato Mattia Alfano, gli indagati – circa 41 pubblici ufficiali – avevano fin dall’inizio fornito memorie e chiarimenti sulla propria attività, sostenendo la correttezza delle procedure adottate nei controlli.
Gli ispettori erano stati accusati, tra le altre cose, di falso ideologico legato alla gestione dei verbali e delle registrazioni informatiche nei controlli sulla sicurezza. L’inchiesta aveva però generato forti conseguenze professionali, tra blocchi di carriera, trasferimenti e anni di incertezza giudiziaria.
La difesa annuncia ora l’intenzione di avviare un’azione per l’eccessiva durata del procedimento, attraverso la cosiddetta legge Pinto, che prevede un possibile risarcimento per i processi troppo lunghi.
Nel corso degli anni, la stessa Regione Toscana aveva riconosciuto criticità nelle procedure contestate, successivamente riviste e corrette.
Il caso si chiude dunque con un epilogo giudiziario favorevole agli imputati, ma lascia aperta la questione dei danni subiti durante gli undici anni di procedimento. Lo scrive la Nazione.
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