L’avventura di Albert Gudmundsson a Firenze sembra prossima a terminare. L’islandese, che ha funzionato poco con Palladino, per niente con Pioli e pochissimo con Vanoli è sempre più vicino all’addio.
L’esordio fu di quelli speciali: pronti via, rigore procurato e trasformato con la Lazio, doppietta dagli undici metri coi biancocelesti e primi segnali di vita dell’era Palladino che, con quel successo in rimonta, inaugurò una striscia positiva che sarebbe diventata record dalla giornata successiva, cioè dopo il pareggio con l’Empoli, con le famose 8 vittorie consecutive. Ci mise il timbro anche col Milan, in quel successo 2-1, poi a Lecce si fece male e stette ai box per gran parte di quel filotto. Il resto lo ricordiamo.
Se uno si soffermasse ai soli numeri, Gudmundsson ha comunque chiuso il primo anno in maglia viola con 8 reti totali e 3 assist, riuscendo paradossalmente a migliorarsi quest’anno con 10 gol e 6 assist. Numeri, sì, come quella capacità di essere un killer dagli undici metri, 8 volte in gol su 8 tentativi di trasformazione, che vuol dire 8 reti dal dischetto su 18 segnate in maglia viola. Poi c’è qualcosa che va oltre i semplici dati. A livello di sensazione il Gudmundsson visto a Firenze non è mai stato lo stesso del Genoa. Quel folletto che saltava l’uomo, che svariava su tutto il fronte d’attacco che decideva da solo le partite coi rossoblu, con la Fiorentina non si è quasi mai visto. Anzi, a parte cinque/dieci partite a voler essere magnanimi, sono state più le gare in cui è stato anonimo che quelle in cui ha fatto qualcosa.
No Gud, insomma. Da qui al Gud-bye il passo sembra abbastanza vicino. Con Grosso, infatti, la Fiorentina cambierà modo di giocare. Serviranno più esterni offensivi che trequartisti, gente di gamba e intensità, con voglia di prendersi responsabilità individuali tipiche del ruolo. Più profili alla Solomon, per intendersi, che alla Gudmundsson. Magari che garantiscano anche un po’ più di costanza. Cosa che tra problemi fisici, processi e scarso feeling tecnico e umano intravisto con questo gruppo di calciatori con cui ha convissuto queste due stagioni a Firenze Gud non ha mai garantito. Meglio glissare su quanto è stato speso per portarlo in viola, prima col prestito oneroso e poi col riscatto. Adesso c’è da sperare che l’acquirente giusto abbia voglia di investirci. Gud-bye Albert, pur consapevoli del fatto che il potenziale lo avrebbe, lo ha e probabilmente lo riuscirà ad esprimere altrove. Ma qui, ormai, il suo tempo sembra terminato. Se qualcuno, poi, ha pazienza e voglia di aspettare ancora…lo dica adesso, o taccia per sempre.
L’esordio fu di quelli speciali: pronti via, rigore procurato e trasformato con la Lazio, doppietta dagli undici metri coi biancocelesti e primi segnali di vita dell’era Palladino che, con quel successo in rimonta, inaugurò una striscia positiva che sarebbe diventata record dalla giornata successiva, cioè dopo il pareggio con l’Empoli, con le famose 8 vittorie consecutive. Ci mise il timbro anche col Milan, in quel successo 2-1, poi a Lecce si fece male e stette ai box per gran parte di quel filotto. Il resto lo ricordiamo.
Se uno si soffermasse ai soli numeri, Gudmundsson ha comunque chiuso il primo anno in maglia viola con 8 reti totali e 3 assist, riuscendo paradossalmente a migliorarsi quest’anno con 10 gol e 6 assist. Numeri, sì, come quella capacità di essere un killer dagli undici metri, 8 volte in gol su 8 tentativi di trasformazione, che vuol dire 8 reti dal dischetto su 18 segnate in maglia viola. Poi c’è qualcosa che va oltre i semplici dati. A livello di sensazione il Gudmundsson visto a Firenze non è mai stato lo stesso del Genoa. Quel folletto che saltava l’uomo, che svariava su tutto il fronte d’attacco che decideva da solo le partite coi rossoblu, con la Fiorentina non si è quasi mai visto. Anzi, a parte cinque/dieci partite a voler essere magnanimi, sono state più le gare in cui è stato anonimo che quelle in cui ha fatto qualcosa.
No Gud, insomma. Da qui al Gud-bye il passo sembra abbastanza vicino. Con Grosso, infatti, la Fiorentina cambierà modo di giocare. Serviranno più esterni offensivi che trequartisti, gente di gamba e intensità, con voglia di prendersi responsabilità individuali tipiche del ruolo. Più profili alla Solomon, per intendersi, che alla Gudmundsson. Magari che garantiscano anche un po’ più di costanza. Cosa che tra problemi fisici, processi e scarso feeling tecnico e umano intravisto con questo gruppo di calciatori con cui ha convissuto queste due stagioni a Firenze Gud non ha mai garantito. Meglio glissare su quanto è stato speso per portarlo in viola, prima col prestito oneroso e poi col riscatto. Adesso c’è da sperare che l’acquirente giusto abbia voglia di investirci. Gud-bye Albert, pur consapevoli del fatto che il potenziale lo avrebbe, lo ha e probabilmente lo riuscirà ad esprimere altrove. Ma qui, ormai, il suo tempo sembra terminato. Se qualcuno, poi, ha pazienza e voglia di aspettare ancora…lo dica adesso, o taccia per sempre.
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