L’aborto farmacologico continua a crescere in Toscana e rappresenta ormai la modalità prevalente per l’interruzione volontaria di gravidanza. Nell’Asl Toscana Centro, che comprende le province di Firenze, Prato e Pistoia, nel 2025 il 71% delle IVG è stato effettuato attraverso la somministrazione della pillola Ru486.
Si tratta di un incremento significativo rispetto agli anni precedenti: sei punti percentuali in più rispetto al 2024 e nove rispetto al 2023. Parallelamente continua a diminuire il numero complessivo degli aborti. Le interruzioni volontarie di gravidanza erano state 1.703 nel 2023, sono scese a 1.484 nel 2024 e nel 2025 si sono attestate a 1.513, mantenendosi comunque al di sotto dei livelli registrati due anni prima.
La Toscana è stata tra le prime regioni italiane a introdurre stabilmente la Ru486, già nel 2005, anticipando una diffusione che oggi vede il farmaco ampiamente utilizzato su tutto il territorio nazionale.
I dati mostrano differenze tra le varie aree dell’Asl. Le percentuali più elevate si registrano a Prato, dove l’aborto farmacologico raggiunge il 78% delle IVG, seguita dall’Empolese con il 76%. Nella Valdinievole il dato si attesta al 68%, mentre Firenze registra la percentuale più bassa, pari al 66%, pur restando ampiamente maggioritaria.
Nel capoluogo il principale punto di riferimento è l’Istituto Ortopedico Toscano, dove nel corso dell’ultimo anno sono state effettuate oltre 600 interruzioni di gravidanza, più della metà del totale dell’Asl Toscana Centro.
Il percorso previsto per l’aborto farmacologico inizia con la certificazione medica, che può essere rilasciata dal medico di famiglia, da uno specialista o da un consultorio. Successivamente viene somministrata la prima compressa di Ru486; dopo 48 ore la donna torna nella struttura sanitaria per assumere il secondo farmaco, a base di prostaglandine. Un controllo finale viene effettuato dopo circa due settimane.
La Regione Toscana prevede inoltre la distribuzione gratuita dei contraccettivi per due anni alle donne che hanno affrontato un’interruzione volontaria di gravidanza, nell’ambito delle politiche di prevenzione e tutela della salute riproduttiva.
I numeri confermano dunque una tendenza ormai consolidata: l’aborto farmacologico è diventato la modalità più utilizzata nelle strutture sanitarie toscane, mentre il numero complessivo delle interruzioni di gravidanza continua a registrare una progressiva diminuzione. Lo scrive Repubblica.
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