Sono 59 le strutture già attive e certificate, che diventeranno 70 entro fine giugno. Ma per Agenas il traguardo fissato è di 159 sedi, ben oltre quanto previsto dalla Regione

La Toscana si conferma tra le regioni più avanzate nello sviluppo delle Case di Comunità, le strutture territoriali pensate per rafforzare l'assistenza sanitaria di prossimità. Attualmente sono 59 quelle già aperte e certificate dal Ministero della Salute, un dato che colloca la regione ai vertici nazionali insieme all'Emilia-Romagna. Entro la fine di giugno, con la scadenza del Pnrr che ha finanziato gran parte degli interventi, il numero dovrebbe salire a 70.

Resta però aperta una questione sugli obiettivi da raggiungere. Secondo il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, il traguardo sarebbe quello di garantire circa tre Case di Comunità per ogni ospedale del territorio. Diversa invece la valutazione di Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, che continua a indicare per la Toscana un obiettivo di 159 strutture, sulla base dei dati comunicati negli anni scorsi dall'assessorato regionale alla Salute. Una differenza che rischia di penalizzare la regione nelle rilevazioni nazionali.

Un elemento che ha favorito lo sviluppo delle Case di Comunità in Toscana è stata la disponibilità dei medici di famiglia a operare all'interno delle nuove strutture. In particolare, la collaborazione con la FIMMG ha permesso di costruire un modello territoriale considerato tra i più avanzati del Paese. Proprio per questo la Toscana si è schierata contro l'ipotesi di una riforma nazionale che potrebbe trasformare, in alcuni casi, i medici di famiglia da convenzionati a dipendenti del Servizio sanitario. Una posizione sostenuta dall'assessora regionale Monia Monni e che oggi potrebbe trovare conferma nel rallentamento della riforma promossa dal ministro della Salute Orazio Schillaci. Lo scrive Repubblica Firenze. 

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