Il progetto attivo dal 2019 nel reparto di Geriatria continua a dare risultati positivi: meno agitazione, maggiore serenità e migliore relazione con operatori e familiari

Prosegue con risultati incoraggianti all’ospedale Santo Stefano di Prato il progetto di Doll Therapy, la terapia non farmacologica introdotta nel 2019 all’interno della struttura complessa di Geriatria per supportare i pazienti affetti da deterioramento cognitivo durante il ricovero. L’iniziativa è ormai parte integrante dell’attività assistenziale del reparto e punta a migliorare il benessere emotivo delle persone fragili, riducendo stati di ansia, agitazione e il rischio di delirium nei pazienti con demenza.

Attualmente il reparto dispone di quattro bambole terapeutiche realizzate secondo le linee guida internazionali, progettate per favorire l’interazione attraverso caratteristiche specifiche come corpi morbidi, aspetti differenti e dettagli studiati per offrire un’esperienza rassicurante e personalizzata. Le bambole vengono consegnate direttamente al letto del paziente, che può tenerle con sé per tutta la durata della degenza. Il contatto visivo e tattile favorisce infatti la creazione di una relazione empatica che richiama il gesto dell’accudimento e può evocare ricordi, emozioni e sensazioni positive.

L’esperienza maturata in questi anni ha mostrato come la Doll Therapy favorisca il recupero della calma, migliori l’interazione con il personale sanitario e faciliti il dialogo con i familiari. «La prosecuzione e la longevità del progetto confermano l’impegno della struttura nel promuovere interventi innovativi e non farmacologici capaci di migliorare la qualità e l’esperienza di cura delle persone anziane e delle loro famiglie», sottolinea Donatella Calvani. Dello stesso avviso anche la coordinatrice infermieristica Mary Chiti: «La Doll Therapy rappresenta un importante complemento all’assistenza tradizionale perché mette al centro la persona e i suoi bisogni relazionali ed emotivi». Il percorso può proseguire anche dopo la dimissione, accompagnando il paziente nel ritorno a casa e garantendo continuità al supporto già avviato durante il ricovero.

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