Il presidente della Regione annuncia il traguardo delle 70 Case di comunità entro fine giugno e boccia le imposizioni legislative nazionali: «Da noi gli ambulatori si spostano grazie ad accordi condivisi».

FIRENZE – Un invito formale a superare i decreti e i passaggi forzati, prendendo come esempio la strada della concertazione percorsa in Toscana. Il presidente della Regione, Eugenio Giani, ha lanciato un chiaro appello al governo nazionale in merito alla gestione dei medici di medicina generale all'interno delle nuove strutture territoriali finanziate dal Pnrr, sottolineando come la via del dialogo si stia rivelando vincente a livello locale.

L'affondo di Giani nasce dai risultati concreti legati ai cantieri della sanità territoriale. Il governatore ha infatti annunciato che l'intervento principale realizzato in Toscana grazie ai fondi europei riguarda proprio la ristrutturazione e l'edificazione delle Case di comunità. Il cronoprogramma è serrato ed efficiente: entro il prossimo 30 giugno la regione conterà ben 70 Case di comunità complessive, di cui 59 sono già state ultimate, pronte e formalmente certificate dalle autorità competenti.

Il nodo del ruolo dei medici e il fallimento delle leggi imposte

All'interno di questa nuova rete sanitaria, i medici di famiglia sono destinati a diventare i veri e propri punti di riferimento per i cittadini. Tuttavia, Giani ci tiene a precisare che questo fondamentale traguardo organizzativo non è piovuto dall'alto, ma è il frutto di un accordo strategico siglato con i sindacati e i rappresentanti della categoria già dall'estate scorsa. Questa intesa ha permesso di pianificare in modo lineare e consensuale il progressivo trasferimento degli ambulatori dei medici di base all'interno delle Case di comunità.

Il presidente toscano ha quindi messo a confronto questo percorso virtuoso con i tentativi di riforma centralizzati, evidenziando come l'idea di varare una legge nazionale per imporre d'ufficio questo delicato passaggio burocratico e professionale non abbia evidentemente prodotto un buon esito, scatenando resistenze e rallentamenti. Per questa ragione, Giani esorta i decisori romani a studiare il modello toscano, sviluppando intese nazionali nate dal confronto e dalla collaborazione con i camici bianchi, poiché i grandi cambiamenti della sanità pubblica si ottengono con la condivisione e non attraverso le imposizioni legislative.

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