«Questi attacchi non ci intimoriscono: ci danno nuova forza e l'opportunità di mostrare l'azione repressiva del governo». Con queste parole il Partito dei Carc, i Comitati di appoggio alla Resistenza per il comunismo, è tornato a intervenire dopo le perquisizioni eseguite il 10 giugno nei confronti di tre esponenti fiorentini, nell'ambito di un'indagine legata all'affissione di volantini contro Marco Carrai, presidente della Fondazione Meyer e console onorario d'Israele.
Per esprimere solidarietà agli indagati e ribadire le proprie posizioni politiche, ieri mattina Carc, Firenze per la Palestina e Sanitari per Gaza hanno organizzato un presidio davanti all'ospedale Meyer. L'iniziativa è stata anche l'occasione per rilanciare la richiesta, già avanzata nelle scorse settimane dai promotori della protesta, di escludere Carrai dalla guida della Fondazione Meyer.
Secondo gli organizzatori, le perquisizioni rappresenterebbero un tentativo di colpire il dissenso e l'attivismo politico legato alla causa palestinese. Al contrario, sostengono, quanto accaduto avrebbe rafforzato la determinazione del movimento nel portare avanti le proprie iniziative pubbliche e le proprie rivendicazioni. Il presidio si è svolto senza particolari criticità, riportando al centro del dibattito cittadino il confronto, ormai acceso da mesi, tra libertà di manifestazione del pensiero, iniziative di solidarietà con Gaza e il ruolo istituzionale ricoperto da Marco Carrai. Lo scrive Repubblica.
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