La prevenzione è la priorità da cui nasce il nuovo progetto di emersione delle neoplasie occupazionali, in particolare quelle vescicali e cutanee. I servizi di Prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro (Pisll) del dipartimento di prevenzione dell'Asl Toscana centro, vogliono accrescere la consapevolezza che alcune attività lavorative, anche svolte molti anni prima, possono aver comportato l'esposizione a sostanze cancerogene. Un messaggio rivolto non solo ai lavoratori, in attività o già in pensione, si spiega in una nota, ma anche ai medici di famiglia e agli specialisti, affinché il possibile nesso tra lavoro e malattia venga riconosciuto ed entri a pieno titolo nel percorso diagnostico. Perché le neoplasie di tipo occupazionale devono essere conosciute e riconosciute da tutti. I tumori causati da esposizioni lavorative a sostanze cancerogene si manifestano anche a distanza di molti anni (latenza), sono tuttora sottostimati e non vengono sufficientemente segnalati. L'iniziativa entrerà nella sua fase operativa da luglio, quando gli ambulatori di medicina del lavoro dei Servizi di prevenzione, già attivi sul territorio, saranno disponibili a visitare i lavoratori con l'obiettivo di valutare se la neoplasia diagnosticata possa essere correlata all'attività lavorativa svolta. E da lì per essere eventualmente riconosciuta e indennizzata da Inail come malattia professionale. La valutazione è completamente gratuita. "Abbiamo improntato questo progetto facendo rete con i medici di medicina generale e gli specialisti affinché ci sia un maggiore scambio di informazioni - spiega Franca Luongo, direttore unità operativa complessa Igiene salute luoghi di lavoro della Asl Toscana centro -. Ci interessa l'aspetto preventivo. Anche solo ottenere che ci sia maggiore attenzione da parte dei lavoratori alle sostanze utilizzate sul luogo di lavoro, sarebbe importante come ricaduta preventiva. Intanto vogliamo far sapere che qualunque lavoratore che sospetta che il tumore gli provenga dal lavoro, può rivolgersi a noi". Per il direttore del dipartimento di prevenzione, Gianni Nardone, "contiamo di creare un flusso informativo tra specialisti ospedalieri territoriali, medici di medicina generale e specialisti urologi e dermatologi che possono inviare agli ambulatori di Medicina del lavoro i loro pazienti".
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