Revocato un decreto ingiuntivo da 15mila euro. Per il giudice le cure erano a prevalente carattere sanitario e dovevano essere coperte dal Servizio sanitario nazionale

Una lunga battaglia giudiziaria si è conclusa con una sentenza destinata a fare discutere. Il Tribunale di Firenze ha stabilito che una famiglia non era tenuta a pagare le rette di una Rsa per una donna affetta dalla malattia di Huntington, condannando la struttura a restituire agli eredi quasi 68mila euro versati negli anni, oltre agli interessi.

La vicenda riguarda una donna fiorentina colpita dalla corea di Huntington, una grave patologia neurodegenerativa che provoca un progressivo deterioramento delle capacità motorie e cognitive. Già dal 2005 le era stata riconosciuta un’invalidità totale al 100%. Nel 2008, a causa del peggioramento delle sue condizioni, la famiglia decise di trasferirla in una residenza sanitaria assistita, sostenendo per anni una quota mensile della retta, superiore ai 1.500 euro.

Nel 2017 il marito contestò l’aumento dei costi e chiese che l’assistenza fosse riconosciuta come prestazione sanitaria, quindi a carico del Servizio sanitario nazionale. La richiesta venne respinta e la struttura ottenne un decreto ingiuntivo per il pagamento di oltre 15mila euro di rette arretrate. Da quel momento prese il via il contenzioso, proseguito anche dopo la morte della donna dagli eredi, assistiti dall’avvocato Claudia Moretti.

Determinante per la decisione del giudice è stata la consulenza tecnica disposta durante il procedimento. Dall’analisi è emerso che la paziente necessitava di cure continuative e altamente specialistiche: terapie farmacologiche complesse, assistenza infermieristica costante, alimentazione tramite gastrostomia, utilizzo del catetere e monitoraggio sanitario permanente. Secondo il consulente, le prestazioni assistenziali e quelle sanitarie erano strettamente integrate e non separabili.

Proprio questo aspetto ha portato il Tribunale a qualificare l’assistenza ricevuta come prestazione ad elevata integrazione sanitaria, ritenendo che i costi dovessero essere sostenuti dal Servizio sanitario. La sentenza ha quindi revocato il decreto ingiuntivo, respinto la richiesta di pagamento delle rette arretrate e disposto la restituzione agli eredi di 67.868 euro, oltre agli interessi maturati.

Una decisione che potrebbe avere effetti anche su altre situazioni analoghe, riaccendendo il dibattito sul confine tra assistenza sociale e assistenza sanitaria nelle strutture residenziali che ospitano pazienti affetti da patologie neurodegenerative gravi. Lo scrive la Nazione. 

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