Le ondate di calore non possono più essere considerate semplici eventi meteorologici, ma vere e proprie emergenze sanitarie. Ne è convinto il virologo e igienista Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene dell’Università Statale di Milano, che invita le istituzioni a rafforzare gli strumenti di prevenzione e assistenza. Secondo l’esperto, è necessario censire le persone più fragili e attivare una rete di sorveglianza che coinvolga Comuni, Asl, medici di famiglia, farmacie, volontariato, parrocchie e centri anziani per intervenire tempestivamente nei casi di maggiore rischio.
Pregliasco sottolinea inoltre l’importanza dei cosiddetti rifugi climatici, spazi freschi e accessibili dove trovare sollievo durante le giornate più torride. Tuttavia, osserva come non basti realizzarli: occorre anche informare adeguatamente la popolazione sulla loro presenza e sul loro utilizzo. L’esperto richiama poi l’attenzione sui dati relativi alla mortalità associata alle alte temperature. Secondo studi internazionali, nel 2022 in Europa si sarebbero registrate oltre 61mila morti caldo-correlate, di cui circa 18mila in Italia, mentre nel 2023 nel nostro Paese i decessi attribuibili agli effetti del caldo sarebbero stati quasi 14mila.
Tra i sintomi da non sottovalutare ci sono debolezza, disorientamento, capogiri e vertigini. Nei casi più gravi possono comparire febbre elevata, nausea, crampi, difficoltà a parlare o camminare, fino alla perdita di coscienza. Pregliasco evidenzia come il rischio aumenti soprattutto quando le temperature restano elevate anche durante la notte e in presenza di forte umidità, che impedisce al corpo di raffreddarsi efficacemente attraverso la sudorazione. Un quadro che, secondo l’esperto, rende sempre più urgente investire in prevenzione e adattamento ai cambiamenti climatici.
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