L’infarto che ha colpito un medico in prima linea durante l'emergenza della pandemia non è stato una fatalità slegata dal servizio, ma un vero e proprio infortunio sul lavoro. A stabilirlo è una significativa sentenza della sezione lavoro del Tribunale di Firenze, che ha accolto il ricorso di un medico in servizio all'ospedale San Giuseppe di Empoli, condannando l'Asl a indennizzarlo per il danno biologico subito.
I fatti: turni raddoppiati e reparti al collasso
La vicenda risale all'aprile del 2021. Il medico, all'epoca 65enne e impiegato nell'unità operativa complessa di anestesia e rianimazione, venne colpito da un infarto nel pieno della seconda ondata pandemica. Come ricostruito dal quotidiano Il Tirreno, a causa della totale riorganizzazione dei presidi sanitari per fare fronte al virus, l’ospedale empolese si era trovato ad aprire nuovi reparti di terapia intensiva a ciclo continuo.
Tra l'ottobre del 2020 e l'aprile del 2021, l'equipe medica si era trovata a dover gestire contemporaneamente fino a 28 posti letto di rianimazione. Un carico di lavoro straordinario che aveva costretto il professionista a coprire una quantità di turni di gran lunga superiore alla norma.
Il rifiuto dell'Asl e il ribaltamento in tribunale
In un primo momento, la domanda presentata dal medico per il riconoscimento della malattia professionale era stata rigettata dall'Asl, la quale aveva escluso categoricamente l'esistenza di un nesso di causa-effetto tra i turni massacranti e il malore cardiaco.
I giudici fiorentini hanno però ribaltato questa visione, mettendo nero su bianco la gravità del contesto in cui operavano i sanitari. Secondo il tribunale, l'emergenza Covid ha sottoposto il personale medico «ad una indubbia azione "stressogena"». I magistrati hanno riconosciuto come fattori scatenanti del malore non solo la fatica fisica, ma anche elementi psicologici devastanti:
La costante consapevolezza del rischio di contrarre il virus;
Il pesante sovraccarico emotivo e la paura di contagiare i propri familiari;
Il quotidiano e incessante contatto con la morte;
Lo "stigma sociale" a cui i medici erano inizialmente sottoposti in quanto figure massimamente esposte al contagio.
Le conclusioni dei giudici
Per la sezione lavoro del Tribunale di Firenze, la combinazione di tutti questi fattori e il «cambiamento sostanziale» dei ritmi e delle modalità professionali sono stati «in grado di portare ad un sovraccarico emotivo e fisico, collegato a condizioni di stress psicofisico, teoricamente in grado di poter avere un impatto sulla salute». Una pronuncia che riconosce, anche legalmente, il prezzo altissimo pagato dai sanitari nelle fasi più acute dell'emergenza sanitaria.
Condividi
Attiva i cookies














