Il comando oculare per il suicidio medicalmente assistito potrà essere adattato ad altri pazienti immobilizzati. Scalfarotto e Zampa chiedono le dimissioni del presidente Lenzi

Il dispositivo a comando oculare utilizzato da Libera, la donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla che si è tolta la vita con una procedura medicalmente assistita, è riproducibile e potrà essere adattato ad altri pazienti immobilizzati. A chiarirlo è stato Emilio Campana, direttore del dipartimento di Ingegneria Ict del Cnr, durante un’audizione in commissione Giustizia del Senato.

Le parole di Campana segnano una svolta dopo le polemiche nate attorno allo strumento realizzato dal Cnr per il caso di Libera, a seguito della sentenza del Tribunale di Firenze. In precedenza, il presidente del Cnr Andrea Lenzi aveva scritto alla commissione che non risultavano disponibili strumenti utilizzabili per l’autosomministrazione di farmaci nella morte medicalmente assistita da parte di persone immobilizzate.

Una comunicazione che aveva sollevato forti critiche politiche. Il senatore Ivan Scalfarotto, di Italia viva, aveva chiesto le dimissioni di Lenzi, accusando il Cnr di non aver fornito al Senato un’informazione decisiva mentre si discute una materia delicatissima. Dopo l’audizione di Campana, Scalfarotto e Sandra Zampa, del Pd, sono tornati a chiedere le dimissioni del presidente del Cnr.

Secondo Campana, è possibile sviluppare in tempi rapidi alcune copie identiche del dispositivo, da mettere a disposizione delle aziende sanitarie locali o del Servizio sanitario nazionale per pazienti con condizioni e disabilità simili. Il prototipo realizzato per Libera e consegnato all’Asl Toscana Nord Ovest è costato circa 10mila euro, sostenuti dalla stessa azienda sanitaria.

La vicenda di Libera potrebbe quindi aprire la strada ad altri malati che hanno diritto ad accedere al suicidio assistito ma non possono muoversi autonomamente. Il tema è già concreto: l’associazione Luca Coscioni ha denunciato il caso di Irene, 72enne napoletana malata di Sla, autorizzata alla procedura ma impossibilitata a esercitare il proprio diritto proprio per l’assenza di un dispositivo oculare.

In Italia l’eutanasia resta vietata e nessuno, neppure un medico, può somministrare il farmaco al posto del paziente. Per questo il dispositivo assume un ruolo centrale: non sostituisce la volontà della persona, ma consente di esprimerla e realizzarla anche quando il corpo non permette più alcun movimento. Lo il Corriere Fiorentino. 

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