L'ipnosi come alternativa o coadiuvante all'anestesia farmacologica tradizionale: all'ospedale fiorentino Santa Maria Annunziata, a Ponte a Niccheri, da due anni questa realtà è in crescita e, ad oggi, la metodica è stata applicata con successo in 15 casi. Ma gli studi dei professionisti che praticano l'ipnosi nella struttura dell'ospedale, spiega in una nota la Asl Toscana centro, "potrebbe aprire nuovi orizzonti all'Annunziata. La struttura coinvolta è quella complessa di cardiologia che sta adottando l'ipnosi nelle procedure cardiologiche complesse e invasive".
Anche il lavoro dell'anestesista, si spiega poi, "è reso più efficace con una gestione analgesica che potenzia l'ipnosi stessa, migliorando i Proms (Patient-Reported Outcome Measures). In sala operatoria all'Annunziata gli interventi sono condotti grazie alla collaborazione con il team anestesiologico dedicato alle procedure cardiologiche e infermieristico". Il progetto che è stato avviato inizialmente per l'elettrofisiologia oggi vede l'uso dell'ipnosi allargato anche alla cardiologia interventistica strutturale e al trattamento delle occlusioni coronariche croniche. "È stata utilizzata l'ipnosi - spiega la direttrice della struttura, Tania Chechi - in caso di procedure cardiologiche complesse", ovvero "interventi di rivascolarizzazione coronarica, di cardiologia strutturale o di elettrofisiologia per le quali il paziente non deve essere intubato ma deve comunque mantenere la posizione per molto tempo durante una procedura che può essere a volte dolorosa e ansiogena. In questi casi possiamo decidere per la sedazione con i farmaci, che possono però avere effetti collaterali importanti o per l'ipnosi associata a meno ad una sedazione minimale. Naturalmente non tutti i pazienti sono ipnotizzabili e non per tutte le procedure è opportuno ricorrere all'ipnosi". Inoltre, l'invecchiamento della popolazione porta a trattare pazienti sempre più fragili per i quali l'anestesia generale potrebbe rappresentare un rischio. L'ipnosi clinica offre "numerosi vantaggi come l'assenza di sovraccarico farmacologico o l'instabilità respiratoria ed emodinamica, una buona gestione dello stress e del dolore pre ed intraprocedurale che trasforma un momento critico in un'esperienza vissuta in maniera positiva, un ambiente calmo e silenzioso in sala, a beneficio anche dei professionisti". "Tutti i pazienti su cui è stata praticata questa metodica ne hanno un ricordo felice" conclude Chechi.
Anche il lavoro dell'anestesista, si spiega poi, "è reso più efficace con una gestione analgesica che potenzia l'ipnosi stessa, migliorando i Proms (Patient-Reported Outcome Measures). In sala operatoria all'Annunziata gli interventi sono condotti grazie alla collaborazione con il team anestesiologico dedicato alle procedure cardiologiche e infermieristico". Il progetto che è stato avviato inizialmente per l'elettrofisiologia oggi vede l'uso dell'ipnosi allargato anche alla cardiologia interventistica strutturale e al trattamento delle occlusioni coronariche croniche. "È stata utilizzata l'ipnosi - spiega la direttrice della struttura, Tania Chechi - in caso di procedure cardiologiche complesse", ovvero "interventi di rivascolarizzazione coronarica, di cardiologia strutturale o di elettrofisiologia per le quali il paziente non deve essere intubato ma deve comunque mantenere la posizione per molto tempo durante una procedura che può essere a volte dolorosa e ansiogena. In questi casi possiamo decidere per la sedazione con i farmaci, che possono però avere effetti collaterali importanti o per l'ipnosi associata a meno ad una sedazione minimale. Naturalmente non tutti i pazienti sono ipnotizzabili e non per tutte le procedure è opportuno ricorrere all'ipnosi". Inoltre, l'invecchiamento della popolazione porta a trattare pazienti sempre più fragili per i quali l'anestesia generale potrebbe rappresentare un rischio. L'ipnosi clinica offre "numerosi vantaggi come l'assenza di sovraccarico farmacologico o l'instabilità respiratoria ed emodinamica, una buona gestione dello stress e del dolore pre ed intraprocedurale che trasforma un momento critico in un'esperienza vissuta in maniera positiva, un ambiente calmo e silenzioso in sala, a beneficio anche dei professionisti". "Tutti i pazienti su cui è stata praticata questa metodica ne hanno un ricordo felice" conclude Chechi.
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