Per 65 anni ha lavorato come orafo sul Ponte Vecchio, poi il teatro gli ha cambiato la vita. Gianni Paoli, che a ottobre compirà 80 anni e frequenta il centro diurno della Rsa del Gignoro, è uno dei protagonisti del progetto teatrale di Verso Oklahoma. «Non sapevo niente di teatro, ma avevo voglia di tirare fuori qualcosa da dentro di me. Ho provato». Dopo aver interpretato Banquo nel Macbeth, Calibano ne La Tempesta e Don Chisciotte, oggi racconta: «Non è mai un sacrificio, è solo gioia. Tornare a imparare qualcosa di nuovo a 80 anni mi ha donato qualcosa di incredibile».
Gianni spiega che il teatro gli ha dato nuova energia in un momento difficile della sua vita. «Ho passato periodi non facili dal punto di vista psicologico. Fare teatro mi ha dato una spinta: smetti di pensare a certe cose, come la morte. La depressione e certi pensieri vanno tolti dalla testa alla mia età e in questi luoghi. Il teatro ci riesce». E aggiunge: «Il teatro dovrebbe essere obbligatorio a scuola, perché può portare i bambini in luoghi dove altre discipline non arrivano».
Sul palco affronta anche il tema della morte con leggerezza. «Matteo mi fa sempre morire in scena», scherza. «Mettere in scena la mia morte mi aiuta a esorcizzarla. Quando cado e qualcuno mi aiuta a rialzarmi penso che, come nel teatro, anche nella vita è bello sentirsi aiutare a rimettersi in piedi». E sul finale lascia il pubblico con una riflessione: «Voi vivi, cosa ve ne fate delle bare? Io non ne ho bisogno: io volo». Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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