La Regione Toscana sta studiando un piano straordinario di riorganizzazione per far fronte alla crisi finanziaria che colpisce il comparto sanitario locale. A margine di un evento istituzionale, l'assessore regionale alla salute Monia Monni ha spiegato che gli uffici sono al lavoro per ottimizzare i modelli di gestione senza penalizzare le cure destinate alla popolazione. "Siamo ormai all'osso e dovremo arrivare anche a misure abbastanza importanti per poter reggere senza aumentare ulteriormente l'imposizione fiscale", ha avvertito l'assessore, chiarendo che gli interventi programmati per i prossimi mesi dovranno produrre benefici immediati sul bilancio.
La strategia regionale prevede un percorso in due fasi distinte. Se per l'anno in corso si punterà a un efficientamento rapido dei conti in attesa di definire i dettagli con il nuovo direttore generale del comparto, la vera svolta arriverà nei mesi successivi: "Dall'anno prossimo ci saranno proprio misure di riorganizzazione strutturale molto visibili, molto ampie", ha annunciato l'esponente della giunta.
Monni ha infine puntato il dito contro i finanziamenti insufficienti stanziati a livello centrale per la sanità pubblica. "Il fondo sanitario nazionale non cresce quanto crescono i bisogni, perché soprattutto quelli legati all'invecchiamento e quindi alla cronicità stanno profondamente cambiando il sistema", ha attaccato l'assessore, ricordando che l'Italia è il Paese europeo che investe meno in rapporto al Pil. Una situazione critica che ha costretto la Toscana a decisioni impopolari: "Abbiamo fatto la scelta molto difficile di aumentare l'addizionale Irpef, che quest'anno servirà per coprire gli aumenti contrattuali, circa 100 milioni, l'aumento delle bollette energetiche, che è un frutto di politiche nazionali completamente sbagliate, 43 milioni, e poi l'inflazione che picchia molto duro".
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