La Toscana resta tra le regioni italiane più virtuose nella prevenzione oncologica, ma perde terreno. Secondo il rapporto 2024 della Fondazione Gimbe, la regione è scesa dal quarto al quinto posto nella classifica nazionale sull'adesione agli screening gratuiti per i tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, superata dall'Umbria e preceduta anche da Trento, Emilia-Romagna e Veneto.
Il sistema di prevenzione continua a funzionare e gli inviti raggiungono quasi tutta la popolazione interessata, in alcuni casi superando persino il 100% per recuperare gli appuntamenti saltati durante la pandemia. Il problema riguarda però la partecipazione: allo screening mammografico aderisce il 64,9% delle persone invitate, a quello della cervice uterina il 63,3% e a quello del colon-retto il 42,3%. Percentuali superiori alla media nazionale, ma non più sufficienti a mantenere le posizioni di vertice.
A livello nazionale il quadro resta preoccupante. Nel 2024 oltre 7,6 milioni di italiani non hanno partecipato ai programmi di screening e, secondo Gimbe, più di 50.300 tumori e lesioni precancerose non sono stati individuati precocemente. Il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, sottolinea che le adesioni ancora troppo basse e le disuguaglianze territoriali riducono l'efficacia della prevenzione, mentre in Toscana pesa ancora l'eredità della pandemia e il progressivo calo della risposta dei cittadini agli inviti del servizio sanitario.
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