Mercoledì 29 luglio ore 21:15, ingresso libero

Continua la rassegna di teatro di figura organizzata dai Pupi di Stac con il Q4 nello spazio estivo del Parco di Villa Vogel, con grande affluenza di pubblico. In queste bellissime serate estive i bambini scoprono storie nuove e tradizionali raccontate con la maestria e l'inventiva delle compagnie che si avvicendano in questi caldi mercoledì di luglio e agosto.
Il prossimo spettacolo è una rielaborazione del brutto anatroccolo, con grandi pupazzi e musica dal vivo, coinvolgente non solo per i piccini, ma anche per i loro accompagnatori adulti.

Lo spettacolo è completamente privo di testo parlato: le uniche sei parole pronunciate sono bello, brutto, felice, triste, solo, insieme. Tutto il resto nasce dalla musica, perché in natura ogni emozione ha un suono. Le parole diventano così piccole isole in un mare di suoni: punti luminosi che guidano il pubblico dentro un racconto fatto di atmosfere, intuizioni, sguardi e gesti.

I tre attori in scena formano la band dei Pennuti, una piccola e insolita formazione che suona il blues – la musica più triste mai inventata, capace però di trasformare la malinconia in bellezza. Le loro note, a volte lente e profonde, a volte vibranti e giocose, creano paesaggi acustici che diventano il vero linguaggio dello spettacolo. Con strumenti, oggetti sonori e ritmi minimi, gli attori danno vita ai pupazzi e alle emozioni che li attraversano: il palco si trasforma in un luogo dove la musica racconta ciò che le parole non dicono, traducendo ogni movimento in un colore sonoro.

Il protagonista, il Brutto Anatroccolo, è simbolo universale di inadeguatezza ed esclusione. Non cerca di diventare bello, non aspira a essere altro da sé: cresce, cambia, si trasforma come fanno tutti, ma il punto centrale non è ciò che diventa fuori, bensì ciò che scopre dentro. Il suo percorso lo porta a capire che non è lui a essere sbagliato: sono le richieste del mondo intorno a lui – rigide, rumorose, incoerenti – a non corrispondere alla sua natura. Una rivelazione semplice e naturale, non spettacolare: talvolta le risposte più piccole e silenziose sono proprio quelle che ci cambiano più profondamente. Ed è attraverso questa nuova consapevolezza che il protagonista trova la strada per incontrare altri come lui, altri pennuti con cui condividere musica, ascolto e libertà.

Il concetto di "bello" e "brutto" emerge come fragile, effimero e totalmente soggettivo. Molto più importante è imparare a riconoscere le proprie emozioni, capirne i movimenti e scoprire cosa le fa trasformare. Spesso basta non essere soli, basta ascoltare un’altra voce accanto alla nostra, perché il mondo torni ad apparire meno ostile e più luminoso.

Lo spettacolo utilizza una tecnica mista di teatro di figura: il suono diventa voce, passo, respiro e grido del protagonista, accompagnandolo nel suo viaggio musicale verso la scoperta di sé e dell’amicizia. Le luci, i movimenti e il ritmo della scena seguono la stessa logica musicale, creando un’esperienza sensoriale pensata per spettatori di ogni età, dove ciò che conta non è comprendere una storia, ma riconoscersi in un’emozione.


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