Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

- Cosimo Guccione, Laura Piccioli, Lorenzo Tombelli, Bruno Confortini (foto Comune di Firenze)- 

Il dolore individuale trasformato in impegno civile.

È l'eredità di Mario Piccioli, trasmessa attraverso i Viaggi della Memoria, quando accompagnava giovani studenti nei luoghi dove era stato deportato, e tramite il libro Mario Piccioli, da San Frediano a Mauthausen.

Si tratta della sua testimonianza, raccolta da Bruno Confortini nel 2007 e ripubblicata lo scorso maggio con la nuova veste grafica di Enrico Pianigiani, i contributi introduttivi di Sara Funaro, sindaca di Firenze, Cosimo Guccione, presidente del Consiglio comunale, Lorenzo Tombelli, presidente Aned Firenze, Italo Tibaldi, ex deportato, Thomas Punkenhofer, sindaco di Mauthausen, Vannino Chiti, presidente dell'Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell'Età Contemporanea, Laura Piccioli, nipote di Mario, Bruno Confortini, e la postfazione di Dario Venegoni, presidente nazionale Aned (Associazione Nazionale Ex Deportati). Il volume è stato presentato nella Sala d'Arme di Palazzo Vecchio.

È la storia di Mario Piccioli, mandato dai fascisti nei campi di sterminio nazisti, dove rimase per 423 giorni. «Un viaggio ai limiti dell'umano», scrive Bruno Confortini, che sottolinea le «parole contate, scarne, l'asciuttezza della testimonianza, il taglio assolutamente antiretorico» di Piccioli. Quest'ultimo teneva a ricordare come, tra le vittime dello sterminio, ci fossero non solo gli ebrei, ma anche prigionieri politici, zingari, omosessuali, disabili e testimoni di Geova.

Episodi terribili vengono narrati con essenzialità: le punizioni corporali, la fame, la disumanizzazione. Il racconto inizia la sera del 7 marzo 1944, quando Mario Piccioli, non ancora diciottenne, torna a casa in Borgo San Frediano e scopre che la madre è stata arrestata per aver partecipato allo sciopero generale nelle fabbriche fiorentine.

La mattina successiva si reca alle Scuole Leopoldine, in piazza Santa Maria Novella, per cercarla. La madre verrà rilasciata, lui invece sarà arrestato da un agente fascista in borghese. Deportato su un treno bestiame, arriva a Mauthausen l'11 marzo 1944. Viene rasato, privato di tutto e riceve il numero di matricola 57344.

Il 25 marzo viene trasferito nel sottocampo di Ebensee, dove è destinato ai lavori forzati nelle gallerie. A causa di un'infezione viene ricoverato in infermeria e il 10 settembre trasferito nel sottocampo di Linz III. Durante un bombardamento alleato, alla fine del 1944, il rifugio della sua squadra viene colpito, ma Mario è tra i pochi a salvarsi.

Quando il 5 maggio 1945 l'esercito americano libera il campo di Linz, Mario Piccioli pesa appena 31 chili.

Tra i primi ex deportati a frequentare la sezione fiorentina dell'Aned, di cui è stato presidente, Piccioli ha collaborato fin dai primi anni Ottanta ai viaggi della memoria organizzati dalla Provincia di Firenze, ha portato la propria testimonianza nelle scuole e si è impegnato per il gemellaggio tra Firenze e Mauthausen nel 2009.

Lo scorso 7 marzo gli è stato intitolato il giardino di via delle Case Nuove, a Ponte a Greve, con la dedica: «Ex deportato ai campi di concentramento e testimone di pace».

«Al di là della sua esperienza tragica – dice Laura Piccioli, bisnipote di Mario – lascia un messaggio di positività, forza, guida. Era necessario raccontare, per dimostrare come si prende posizione. Ha ricostruito la sua vita e le ha dato un senso, nel tentativo di costruire un futuro di pace».

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