Il no del Comitato nazionale Punti nascita alle deroghe richieste dalla Toscana mette a rischio le maternità della Gruccia a Montevarchi-San Giovanni, di Campostaggia a Poggibonsi e di Nottola a Montepulciano. Una decisione che ha provocato la reazione della Regione, dell’Asl Sud-Est e dei sindaci dei territori coinvolti. In Valdelsa e Chianti otto primi cittadini si dichiarano «pronti a mobilitarci e a mobilitare i nostri territori» contro qualsiasi ipotesi di chiusura.
Le linee guida nazionali prevedono infatti la chiusura dei punti nascita che rimangono sotto i 500 parti all’anno per tre anni consecutivi, salvo deroghe legate soprattutto alla distanza da strutture alternative. La Regione aveva chiesto una deroga territoriale per Montepulciano, sostenendo che oltre 200 nascite riguardano famiglie residenti a più di un’ora dal punto nascita alternativo. Il rifiuto viene quindi considerato particolarmente difficile da comprendere da Palazzo Strozzi Sacrati.
Per Poggibonsi e Montevarchi la Toscana aveva invece proposto un sistema di integrazione rispettivamente con Siena e Arezzo: formazione comune del personale, parti fisiologici negli ospedali più piccoli e trasferimento dei casi complessi nelle strutture maggiori. Anche questa soluzione è stata però bocciata. Per Campostaggia il parere prevede la chiusura, mentre alla Gruccia vengono concessi 12 mesi di osservazione e a Nottola sei mesi, riconoscendo soltanto un «parziale» disagio territoriale.
L’assessora regionale alla Salute Monia Monni intende chiedere un nuovo parere su tutti e tre i punti nascita e parla, almeno per Montepulciano, di «un errore oggettivo». Secondo Monni, il modello proposto dalla Toscana punta a garantire gli standard di sicurezza attraverso l’integrazione della rete ospedaliera, mantenendo allo stesso tempo la vicinanza delle cure per le gravidanze a basso rischio.
Una partita decisiva si gioca intanto a Montevarchi. Dopo l’appello lanciato sei mesi fa dal presidente Eugenio Giani alle donne del Valdarno affinché scegliessero la Gruccia per partorire, nei primi sette mesi dell’anno sono già nati oltre 300 bambini. Se entro dicembre verrà raggiunta quota 500, il punto nascita potrebbe mettersi al riparo dal rischio di chiusura per almeno altri tre anni. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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