«Per un talassemico anche le attività che possono apparire ordinarie diventano faticose: lavorare, fare la spesa, praticare uno sport». A raccontare la quotidianità della malattia è Cataldo Scialpi, 56 anni, vicepresidente del Comitato delle Famiglie Talassemici della Toscana, che convive con la talassemia dall’età di cinque anni. Una condizione genetica che impedisce al midollo di produrre globuli rossi a sufficienza e rende necessarie trasfusioni di sangue circa ogni tre settimane.
Una terapia indispensabile, ma impegnativa. Ogni trasfusione occupa praticamente un’intera giornata, alla quale si aggiungono esami, visite specialistiche e farmaci necessari a eliminare il ferro in eccesso. La bassa emoglobina provoca inoltre una stanchezza costante e limita attività sportive, lavoro e perfino le vacanze. «Nei primi dieci giorni dopo aver trasfuso mi sento meglio, ma poi arrivo alla successiva con l’emoglobina già molto bassa», racconta Scialpi. Anche viaggiare diventa più complicato, perché è preferibile rimanere vicino ai centri trasfusionali.
Da qui l’importanza dei donatori. «Siamo molto grati. Personalmente devo fare ogni volta tre trasfusioni di sangue», sottolinea Scialpi, ricordando come la Toscana presenti una situazione migliore rispetto ad altre zone d’Italia, ma senza poter abbassare la guardia. L’appello è condiviso dalla presidente di Avis Toscana, Claudia Firenze: «La donazione di sangue diventa il vero e proprio salvavita per questi pazienti». Per questo, sottolinea, è fondamentale continuare a donare e diffondere la cultura di un gesto gratuito e decisivo, a partire dalle scuole.
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