Temperature e umidità possono danneggiare i materiali

«La temperatura ottimale per un’opera d’arte sarebbe tra i 18 e i 22 gradi». A spiegarlo è la restauratrice fiorentina Daniela Lippi, che mette in guardia sulle possibili conseguenze delle alte temperature registrate in questi giorni anche all’interno di alcuni musei cittadini. Il caldo, infatti, può rappresentare un problema per la conservazione delle opere, soprattutto se associato a livelli di umidità non adeguati.

Secondo Lippi, per una corretta conservazione bisognerebbe mantenere una temperatura compresa tra 18 e 22 gradi e un’umidità relativa tra il 45 e il 65%. Tra le opere più delicate ci sono dipinti e cere. Un’umidità troppo elevata e persistente può favorire la formazione di muffe, aumentare alcuni processi biologici e accelerare l’ossidazione dei metalli. Anche un ambiente eccessivamente secco può però creare problemi: legno, carta, tela e strati pittorici possono perdere umidità, contrarsi e diventare più fragili.

A incidere è anche direttamente il caldo. Temperature elevate accelerano alcune delle reazioni chimiche responsabili dell’invecchiamento dei materiali, favorendo fenomeni come ossidazione, alterazioni cromatiche e indebolimento. «Sopra i 30 gradi, soprattutto quando l’umidità è alta, alcuni strati pittorici e vernici possono ammorbidirsi», spiega la restauratrice. In queste condizioni le superfici diventano più vulnerabili e possono trattenere più facilmente sporco e particelle.

Il pericolo maggiore, tuttavia, può arrivare dagli sbalzi improvvisi. I materiali assorbono e rilasciano umidità modificando le proprie dimensioni e un passaggio repentino da condizioni molto umide ad altre particolarmente secche può sottoporli a forte stress. «Gli sbalzi repentini sono ben più pericolosi dei cambiamenti graduali», conclude Lippi. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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