Dopo la sparatoria si pensa a potenziare il centro medico della Dogaia

Negli ultimi quindici anni sarebbe raddoppiato, se non triplicato, il numero dei detenuti della Dogaia portati al pronto soccorso dell'ospedale di Prato. Non esistono dati ufficiali, ma secondo gli operatori sanitari si sarebbe passati da pochi casi alla settimana ad almeno uno al giorno, tra risse, aggressioni, tossicodipendenze e gesti di autolesionismo. Una pressione che si aggiunge a quella di un pronto soccorso che registra accessi inferiori soltanto del 10% rispetto a Careggi, disponendo però di spazi pari a circa un quinto.

Dopo la recente sparatoria al pronto soccorso, il tema della sicurezza è diventato anche un caso politico e sanitario. Operatori e sindacati chiedono percorsi dedicati ai pazienti potenzialmente pericolosi e una presenza stabile delle forze dell'ordine. «Il problema è noto da anni, serve un posto di polizia 24 ore su 24», sostiene il Nursind, mentre Opi Firenze-Pistoia sollecita «interventi strutturali» che coinvolgano Regione, Asl, Prefetture e forze dell'ordine.

La Regione punta anche a ridurre gli accessi dei detenuti in ospedale quando non strettamente necessari. Nei prossimi giorni l'assessora regionale alla Salute Monia Monni, insieme al direttore del pronto soccorso Simone Magazzini e al direttore sanitario dell'Asl Centro Lorenzo Roti, dovrebbe recarsi alla Dogaia per verificare la possibilità di potenziare il centro medico del carcere e le sue apparecchiature diagnostiche.

L'obiettivo è permettere di curare direttamente all'interno del penitenziario un numero maggiore di detenuti, riservando il trasferimento al pronto soccorso soltanto ai casi realmente gravi, riducendo così la pressione sull'ospedale e i potenziali problemi di sicurezza. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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