Per milioni di caregiver l’estate non significa ferie. L’assistenza a familiari con problemi di salute, difficoltà motorie o cognitive prosegue anche nei mesi estivi, quando la riduzione di alcuni servizi può rendere tutto ancora più complicato. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia oltre 12 milioni di persone prestano gratuitamente assistenza a parenti, amici o vicini e 4,4 milioni sono caregiver familiari conviventi.
Una realtà che Stefano Romagnoli, oggi vicino ai 70 anni, conosce bene. Nel 2015 alla moglie è stato diagnosticato l’Alzheimer e per otto anni ha sostenuto personalmente i costi dell’assistenza domiciliare, arrivati a circa 2.800 euro al mese. Con l’aggravarsi delle condizioni della donna e l’impossibilità di continuare a sostenere quel modello, tre anni fa è arrivato il trasferimento in una Rsa dell’Empolese.
«Per otto anni non sono andato al cinema, figuriamoci pensare di poter fare le ferie», racconta Romagnoli. Anche oggi la sua quotidianità continua a essere scandita dalle condizioni della moglie. Il rischio più grande per chi assiste una persona cara, sottolinea, è quello dell’isolamento: «Senza amici o familiari accanto vieni trascinato nella solitudine. La malattia diventa così totalizzante che non hai neanche le energie per prenderti cura di te stesso».
Le difficoltà aumentano durante l’estate. «Quando le badanti vanno in ferie e l’assistenza domiciliare diminuisce, devi sopperire in qualche modo. Cerchi sollievo nelle Rsa chiedendo un ricovero temporaneo per qualche settimana, ma non trovi posto».
Per Romagnoli il problema è strutturale: i posti nelle Rsa non aumentano, gli investimenti sono insufficienti e i tempi di presa in carico non rispondono alle necessità delle famiglie. Una situazione destinata a diventare ancora più delicata con il progressivo invecchiamento della popolazione: «Fra 15 anni il sistema esploderà molto di più di quanto non lo sia ora». Lo scrive la Nazione.
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