Un’anomalia evidente, un’omissione che salta all’occhio comparando i decreti con cui il Presidente della giunta Eugenio Giani conferisce l’incarico di commissario per l’espletamento delle funzioni di direttore generale dell’Agenzia regionale di sanità (Ars) toscana.
Quello firmato per il dottor Federico Gelli, nel maggio 2024, pochi giorni prima del pensionamento dell’allora direttore dell’Ars, riporta correttamente il richiamo normativo alla legge di disciplina dei commissari nominati dalla Regione e al conseguente decreto attuativo. Proprio in quest’ultimo (DPGR 49/R del 2009) è contenuto infatti il riferimento a quella qualificazione professionale o esperienza amministrativa in base alle quali un commissario può essere nominato.
“Il dottor Gelli – spiegano il Portavoce Tomasi e i consiglieri della terza commissione Enrico Tucci, Diego Petrucci e Jacopo Cellai - viene nominato anche perché in possesso di quelle caratteristiche. Nel decreto di nomina di Giovanni Grasso invece, resta solo il riferimento normativo ai requisiti di onorabilità ma quelli sulla qualifica professionale o l’esperienza amministrativa vengono del tutto omessi. Il Presidente Giani ci spieghi perché. L’anomalia potrebbe essere infatti interpretata come un’ammissione di colpa per una nomina dettata non dal curriculum del nuovo commissario ma da logiche politiche a cui Giani deve rendere conto. Lo aveva già fatto con la nomina di Scaramelli a Garante per l’infanzia. Oggi questo poltronificio si ripete in un altro delicatissimo settore per la Toscana, come quello della sanità”.
I consiglieri pongono altre due questioni al presidente della giunta.
“Giani – sottolinea il Portavoce- commette un errore importante quando dice che l’incarico di Grasso è istituzionale e non scientifico poiché, al contrario di quanto afferma, ha firmato un atto proprio per l’espletamento delle funzioni di direttore generale. Il commissariamento è infatti dovuto, già dalla nomina del commissario Gelli, al pensionamento dell’ex direttore. Non può essere in alcun modo una nomina politica”.
“È indegno – sottolineano inoltre – che Giani si faccia scudo dietro alla figura dell’infermiere. Prima taglia l’indennità a questi professionisti e non fa niente per migliorare la loro condizione lavorativa, e poi li cita per giustificare una nomina che evidentemente risponde solo alla logica delle poltrone”.
Infine il Portavoce Tomasi rivolge tre domande a Giani.
La prima: “Perché non ha nominato commissario il dottor Marco Torre, nuovo dirigente alla sanità, che avrebbe avuto le caratteristiche idonee e che non avrebbe gravato ulteriormente sulle tasche dei cittadini, esattamente come fatto con Gelli nel 2024?”
E poi: “Dopo la riforma dell’assetto organizzativo dell’Ars, ha intenzione di nominarne Grasso presidente?”
Il Portavoce interroga Giani anche sul futuro dell’Agenzia chiedendo, come già fatto in Consiglio, quali siano le prospettive. “Vuole portarla sotto l’assessorato alla salute, gestirla insieme ad Irpet oppure mantenerla indipendente? Tutte questioni su cui il presidente non ha mai risposto” conclude Tomasi.
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