Presentazioni fiorentine a cura di Paolo Mugnai

Dalla storia vera di Zayn Malik, che abbandonò la band degli One Direction all’apice del successo per intraprendere una carriera solista ma prima di tutto per ritrovare se stesso, nasce “Vanilla” (Cairo Editore) di Carola Baudo, un romanzo di formazione il cui protagonista, Javadd, è un cantante anglo-pakistano di una famosa boyband internazionale.

“Avevo una passione per quel cantante”, spiega l’autrice. “Mi piacevano le sue origini miste, viene da una cultura con forti influenze orientali, mi stonava in quel contesto pop. Era stato scelto in quel gruppo per le sue qualità canore e mi ha incuriosito molto che sia stato il primo ad abbandonare il gruppo per diventare un cantante solista. Lasciò per la pressione mediatica, perché non aveva alcun potere decisionale sulle canzoni, con un manager che gestiva tutto. Per lo stress perse molti chili negli ultimi periodi, quindi ho voluto approfondire questo aspetto, perché le boyband vengono sempre proposte in forma smagliante e perfetta, ma non è così!”.

Nel libro vengono narrati, infatti, gli attacchi di panico e i disturbi alimentari del giovane cantante che non regge la pressione mediatica dell’industria musicale dove tutto, dai brani scelti per l’album da registrare alle prove in studio, dal tour in giro per il mondo alle conferenze stampe e ai set fotografici, è organizzato nei minimi dettagli dal manager, senza lasciare nulla allo spirito creativo di ogni singolo componente del gruppo.

Javadd, dunque, cerca di ritrovare un proprio percorso autonomo e in ciò lo aiutano l’amore per la musica, la famiglia e l’arrivo di una ragazza che profuma di vaniglia. Lei vede in lui il ragazzo autentico prima della star costruita a tavolino.

“Ho inserito una storia d’amore”, dice Carola Baudo, “ma non è un romance. È un romanzo di formazione che racconta l’evoluzione del personaggio. L’amore certo lo aiuta, è una delle spinte, ma il focus è sul percorso interiore di Javadd”.

Perché questo tema? “Volevo raccontare una storia in cui i lettori si potessero riconoscere. L’ho fatto anche nel mio primo romanzo con Zaira (Jolly Roger Editore), una giovane donna. Mi interessa l’introspezione, che cosa è necessario lasciare andare se non ci fa più bene, infatti Javadd a un certo punto capisce che deve lasciare il gruppo con tutti i rischi che comporta, perché non sa se da solista avrà lo stesso successo”.

A chi si rivolge questo libro? “È stato letto da mamme e da figli. È per dei lettori tra i 12 e 14 anni, quando inizia la ricerca di un’identità, ma anche per le persone più grandi perché si possono ritrovare in certe dinamiche o ricordare esperienze vissute da più giovani”.

Perché scrivere? “L’ho sempre fatto, mi viene naturale. Credo che i libri creino dei ponti tra le persone, delle connessioni. Mi piace che qualcuno si ritrovi in ciò che scrivo. La scrittura è il mio modo di decifrare la realtà”.

Prossima presentazione del libro sabato 5 settembre alle 17.30 alla Libreria Giunti al Punto a Prato, modera la giornalista Paola Cellamare.

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