"C'è un limite alla politica, c'è un limite all'ambizione, c'è un limite oltre il quale l'avversario non può diventare il nemico. Quel limite serve a proteggere la politica stessa dalle degenerazioni. Nel caso dei miei contestatori politici, quel limite è stato oltrepassato". Lo ha affermato Marco Carrai, console onorario di Israele per la Toscana, che oggi in conferenza stampa a Firenze ha confermato di lasciare l'incarico di presidente della Fondazione Meyer.
"Ho accettato la richiesta del governatore Giani - ha spiegato - che con forza mi ha chiesto, quando volevo dimettermi, di rimanere in carica fino alla nomina del mio successore, così da garantire anche la continuità alla fondazione, ma ritengo che non sia più possibile proseguire in questo clima di tensione non dignitoso per la mia persona e per la mia famiglia che come me sostiene questa causa stando in silenzio".
Carrai ha accusato di essere stato "brutalmente attaccato" perché "sono da quasi 7 anni console onorario di Israele", e per questo "da allora sono minacciato ed insultato" come se "io stesso fossi portatore di guerra, di male e di morte". Per il presidente uscente della fondazione "le difficoltà maggiori sono state quelle che io e la mia famiglia siamo stati costretti a vivere quasi in un bunker, cioè la mia faccia grondante di sangue, con scritto 'criminale di guerra', 'ricercato', era su tutti i muri di Firenze e non solo. Pensate ai miei bambini di 9, 8, e 5 anni che giravano per Firenze, vedevano le foto del loro papà con le mani e il viso grondante di sangue, dove c'era scritto 'genocida di guerra', 'morte a Carrai'".
"Ora più di sempre sto dalla parte del popolo ebraico e sarò sempre fedele alle mie convinzioni, come ai miei principi cristiani, e ancor prima ebraici, di pace e di giustizia". Lo ha affermato Marco Carrai, console onorario di Israele per la Toscana, che oggi in conferenza stampa a Firenze ha confermato di lasciare l'incarico di presidente della Fondazione Meyer con la scadenza del mandato.
"Non rappresento il governo" ma "lo Stato di Israele", ha detto, "e ho fatto anche un post condannando le follie del ministro Ben Gvir quando ha detto alcune cose, e lo rifarei, io che rappresento lo Stato di Israele, e lo Stato di Israele rappresenta il popolo ebraico, quindi uno Stato di persone che sono sempre state millenariamente offese, perseguitate fino al massimo della Shoah".
Carrai ha sottolineato che "mia moglie Francesca ha organizzato noti incontri interreligiosi che ha dovuto interrompere perché il clima di tensione creato intorno al mio ruolo ne ha reso difficile e pericolosa l'organizzazione. Respingo con fermezza tutto questo. Si può criticare Israele, anche fortemente, e io l'ho fatto e continuo a farlo, il suo governo e qualunque scelta politica. Non accetto però che un incarico onorario venga trasformato in una colpa personale e che si tenti di delegittimare ciò che ho fatto e ciò che sono".
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