Cinquantanove giorni di illusioni, poi il crollo verticale. L’avventura di Fabio Grosso sulla panchina della Fiorentina si è chiusa nel peggiore dei modi, lasciando sul campo un bilancio sportivo disastroso e un clima di forte tensione societaria e gestionale. Tre sconfitte su tre in avvio di campionato, nove gol subiti e soltanto uno realizzato: numeri spaventosi, ma a far precipitare la situazione e a spingere il club verso l'esonero non sono stati soltanto i risultati negativi, bensì una frattura ormai insanabile tra il tecnico e l'ambiente.
Nonostante la forte intesa iniziale con il direttore sportivo Fabio Paratici — che lo aveva già guidato ai tempi delle giovanili della Juventus e lo aveva fortemente voluto a Firenze —, la sintonia si è spezzata in poche settimane. Alla base del malumore del tecnico ci sarebbe stata una netta divergenza sulla costruzione della rosa. A fronte di un investimento imponente di circa 130 milioni di dollari per 13 nuovi innesti, Grosso non ha mai considerato la squadra adatta al proprio credo calcistico.
Il nodo principale ha riguardato gli esterni d'attacco: l'allenatore richiedeva ali con caratteristiche precise sulla scia di quelle avute a Sassuolo, mentre la società si è orientata su profili differenti. La distanza di vedute si è trasformata in un clima di profonda negatività che ha contagiato lo spogliatoio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata durante un colloquio con la dirigenza, in cui Grosso avrebbe pronunciato una frase chiarificatrice: "Se mi vuoi bene, esonerami", definendo al contempo il gruppo come sostanzialmente «inallenabile» e dichiarando di non credere più nella possibilità di fare strada con la rosa a disposizione. Di fronte a questa resa palese e alla mancanza di fiducia nel progetto, la società ha scelto la via del licenziamento, valutando persino eventuali tutelazioni sul piano disciplinare.
Non si tratta purtroppo del primo addio turbolento nella carriera da allenatore del campione del Mondo. La rottura prematura e i dissapori con il gruppo squadra ricordano infatti da vicino quanto accaduto nella stagione 2023/24 sulla panchina dell'Olympique Lione.
Anche in Francia Grosso incontrò enormi difficoltà nel trasmettere i suoi principi tattici e nel creare empatia con i calciatori. La tensione nello spogliatoio transalpino toccò livelli altissimi, con pesanti indiscrezioni sul malcontento dei senatori e la caccia alla "talpa" all'interno del gruppo che portò persino all'annullamento di una seduta di allenamento. L'esperienza a Lione si concluse con l'esonero dopo appena sette giornate e un bottino misero di 5 punti che aveva relegato la squadra all'ultimo posto in classifica.
L'epilogo con la Fiorentina conferma quindi un trend complicato per il tecnico, capace di passare dalle grandi aspettative della vigilia a rotture nette e traumatiche nel giro di pochissime settimane.
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