Il racconto di una donna di 64 anni dopo l’ennesima aggressione: «È libero e temo di trovarmelo sotto casa»

«Denunciare è fondamentale, ma non sempre basta. Lui è libero e io vivo chiusa in casa». È la testimonianza di una donna di 64 anni che, dopo circa vent’anni trascorsi accanto a un marito aggressivo, con dipendenze e problemi psichiatrici, ad agosto ha trovato la forza di rivolgersi ai carabinieri. Ha deciso di raccontare la sua storia dopo il femminicidio di Lorena Isceri: «Mi sono rivista in lei, quando diceva di non volerlo rovinare».

Le violenze sarebbero iniziate dopo anni di manipolazioni, debiti e terapie interrotte. La donna è finita due volte al pronto soccorso. L’ultima aggressione è avvenuta davanti a un’amica: l’uomo l’avrebbe insultata, schiaffeggiata e spinta contro una porta, per poi lanciarle un comodino. La testimone ha chiamato i carabinieri e il giorno successivo è scattata la denuncia con il codice rosso.

La donna ha rifiutato il trasferimento in una struttura protetta: «Non è giusto che sia io a dovermi nascondere». Il marito, dopo un trattamento sanitario obbligatorio durato 15 giorni, è stato dimesso con una terapia domiciliare che, secondo la moglie, non seguirebbe regolarmente. «Dopo oltre un mese dalla denuncia non ha alcuna misura restrittiva. I problemi sono la mancanza di tutela per me e le carenze del sistema sanitario: mi sento impotente». Lo scrive la Nazione. 

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