La settimana dei mercati : petrolio, tassi e … un po’ di nervosismo
Cari lettori, eccomi di nuovo qui dopo la breve pausa di agosto.
Riprendiamo il nostro appuntamento settimanale con i mercati finanziari, e lo facciamo in un momento tutt’altro che tranquillo: questa settimana di borsa è stata segnata da tensioni geopolitiche, prezzi dell’energia in salita e una Banca Centrale Europea che ha deciso di stringere ancora un po’ i cordoni della politica monetaria.
Il petrolio torna a fare paura
Il fatto che ha dominato la settimana è la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Gli attacchi alle petroliere e alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico hanno riportato il prezzo del petrolio sopra la soglia dei 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da fine luglio. Anche il gas naturale in Europa è tornato sui massimi degli ultimi tre anni. Non è una notizia da poco: quando l’energia costa di più, prima o poi lo sentiamo tutti, dalla bolletta al pieno di benzina, e la Banca Centrale deve tenerne conto quando decide sui tassi.
La Bce alza ancora i tassi
E infatti giovedì 10 settembre la Bce ha deciso un nuovo rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, il secondo del 2026 dopo quello di giugno. Da martedì prossimo il tasso sui depositi salirà al 2,50%. La banca centrale ha spiegato che l’economia europea sta reggendo meglio del previsto, ma che il conflitto in corso rende il quadro sull’inflazione più incerto, con il rischio che i prezzi salgano più delle attese proprio a causa del costo dell’energia. Per chi ha un mutuo a tasso variabile o pensa di chiederne uno, la notizia non è delle migliori: il costo del denaro resta alto. Chi invece tiene liquidità su conti deposito o titoli di Stato a breve scadenza può ancora contare su rendimenti interessanti.
Piazza Affari, settimana in rosso
Con questo scenario di sottofondo, le borse europee hanno chiuso la settimana in calo, e Milano non ha fatto eccezione: il Ftse Mib è sceso sotto quota 52 mila punti dopo aver toccato anche la soglia dei 51.400 nella seduta più difficile, quella di martedì 9, quando le vendite si sono fatte sentire su tutto il listino. A pesare di più sono stati i titoli legati alla difesa e ai trasporti, come Leonardo, Fincantieri e Poste Italiane, oltre alle banche, penalizzate dal rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. Sul fronte opposto, chi ha beneficiato del petrolio più caro è stata Eni, mentre Tim ha guadagnato terreno dopo il rilancio dell’offerta su Poste nel dossier telecomunicazioni.
Attenzione anche ai titoli di Stato italiani
Un altro numero da tenere d’occhio è quello dello spread, cioè la differenza di rendimento tra i nostri Btp e i Bund tedeschi: è salito fino a 85 punti, un livello che non si vedeva da tempo, con il rendimento del Btp decennale arrivato oltre il 4,25%. Non è un livello allarmante di per sé, ma il movimento va seguito, perché riflette il nervosismo generale sui mercati obbligazionari, alimentato anche da quello che succede sui Treasury americani.
E ora cosa aspettarsi
La prossima settimana l’attenzione si sposterà sulla Federal Reserve americana, che si riunirà il 16 settembre per decidere sui tassi di interesse negli Stati Uniti, e sui prossimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente, che resta la vera incognita per l’andamento del petrolio.
Un consiglio per chi risparmia
In settimane come questa, la tentazione di guardare il portafoglio ogni giorno e prendere decisioni di pancia è forte, ma è quasi sempre un errore. I mercati vivono di fasi di nervosismo, e chi ha costruito un portafoglio equilibrato, diversificato tra azioni, obbligazioni e liquidità, non ha bisogno di rincorrere ogni notizia. Semmai, momenti come questo sono utili per rivedere con calma la propria strategia: quanto siamo esposti ai rialzi dei tassi, quanto ai prezzi dell’energia, e se il nostro orizzonte temporale è coerente con le scelte fatte. La pazienza, in finanza, resta ancora l’arma migliore a disposizione del risparmiatore.
Ci risentiamo la prossima settimana, buon week end!.
Questa “bussola” non indica una strada obbligata, ma offre alcuni spunti puramente di riflessione e non costituisce consulenza finanziaria professionale di Roberto di Giovine Private Banker - IW Private Investments - Gruppo Intesa Sanpaolo.
Cari lettori, eccomi di nuovo qui dopo la breve pausa di agosto.
Riprendiamo il nostro appuntamento settimanale con i mercati finanziari, e lo facciamo in un momento tutt’altro che tranquillo: questa settimana di borsa è stata segnata da tensioni geopolitiche, prezzi dell’energia in salita e una Banca Centrale Europea che ha deciso di stringere ancora un po’ i cordoni della politica monetaria.
Il petrolio torna a fare paura
Il fatto che ha dominato la settimana è la nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. Gli attacchi alle petroliere e alle infrastrutture energetiche nel Golfo Persico hanno riportato il prezzo del petrolio sopra la soglia dei 100 dollari al barile, un livello che non si vedeva da fine luglio. Anche il gas naturale in Europa è tornato sui massimi degli ultimi tre anni. Non è una notizia da poco: quando l’energia costa di più, prima o poi lo sentiamo tutti, dalla bolletta al pieno di benzina, e la Banca Centrale deve tenerne conto quando decide sui tassi.
La Bce alza ancora i tassi
E infatti giovedì 10 settembre la Bce ha deciso un nuovo rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base, il secondo del 2026 dopo quello di giugno. Da martedì prossimo il tasso sui depositi salirà al 2,50%. La banca centrale ha spiegato che l’economia europea sta reggendo meglio del previsto, ma che il conflitto in corso rende il quadro sull’inflazione più incerto, con il rischio che i prezzi salgano più delle attese proprio a causa del costo dell’energia. Per chi ha un mutuo a tasso variabile o pensa di chiederne uno, la notizia non è delle migliori: il costo del denaro resta alto. Chi invece tiene liquidità su conti deposito o titoli di Stato a breve scadenza può ancora contare su rendimenti interessanti.
Piazza Affari, settimana in rosso
Con questo scenario di sottofondo, le borse europee hanno chiuso la settimana in calo, e Milano non ha fatto eccezione: il Ftse Mib è sceso sotto quota 52 mila punti dopo aver toccato anche la soglia dei 51.400 nella seduta più difficile, quella di martedì 9, quando le vendite si sono fatte sentire su tutto il listino. A pesare di più sono stati i titoli legati alla difesa e ai trasporti, come Leonardo, Fincantieri e Poste Italiane, oltre alle banche, penalizzate dal rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. Sul fronte opposto, chi ha beneficiato del petrolio più caro è stata Eni, mentre Tim ha guadagnato terreno dopo il rilancio dell’offerta su Poste nel dossier telecomunicazioni.
Attenzione anche ai titoli di Stato italiani
Un altro numero da tenere d’occhio è quello dello spread, cioè la differenza di rendimento tra i nostri Btp e i Bund tedeschi: è salito fino a 85 punti, un livello che non si vedeva da tempo, con il rendimento del Btp decennale arrivato oltre il 4,25%. Non è un livello allarmante di per sé, ma il movimento va seguito, perché riflette il nervosismo generale sui mercati obbligazionari, alimentato anche da quello che succede sui Treasury americani.
E ora cosa aspettarsi
La prossima settimana l’attenzione si sposterà sulla Federal Reserve americana, che si riunirà il 16 settembre per decidere sui tassi di interesse negli Stati Uniti, e sui prossimi sviluppi del conflitto in Medio Oriente, che resta la vera incognita per l’andamento del petrolio.
Un consiglio per chi risparmia
In settimane come questa, la tentazione di guardare il portafoglio ogni giorno e prendere decisioni di pancia è forte, ma è quasi sempre un errore. I mercati vivono di fasi di nervosismo, e chi ha costruito un portafoglio equilibrato, diversificato tra azioni, obbligazioni e liquidità, non ha bisogno di rincorrere ogni notizia. Semmai, momenti come questo sono utili per rivedere con calma la propria strategia: quanto siamo esposti ai rialzi dei tassi, quanto ai prezzi dell’energia, e se il nostro orizzonte temporale è coerente con le scelte fatte. La pazienza, in finanza, resta ancora l’arma migliore a disposizione del risparmiatore.
Ci risentiamo la prossima settimana, buon week end!.
Questa “bussola” non indica una strada obbligata, ma offre alcuni spunti puramente di riflessione e non costituisce consulenza finanziaria professionale di Roberto di Giovine Private Banker - IW Private Investments - Gruppo Intesa Sanpaolo.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














