L'analisi dell'esperto per capire come si muovono i mercati

Una settimana di vertici e di nervi: cosa è successo davvero sui mercati ?

Il prezzo del greggio ha toccato livelli record giovedì, complici le tensioni geopolitiche ancora aperte, e questo ha pesato sui listini europei: giovedì 24 settembre Piazza Affari ha chiuso la seduta peggiore tra le grandi Borse del continente, con un calo dello 0,8%. Quando il petrolio sale, aumentano i costi per le imprese e per le famiglie, e il mercato reagisce quasi sempre con cautela.

Mercoledì è stata la giornata dei numeri sulla salute dell'economia: sono usciti i dati preliminari sull'attività di imprese e servizi (i cosiddetti indici PMI) di Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti. Sono indicatori utili perché anticipano, con qualche settimana di vantaggio, come sta andando davvero l'economia: se il valore supera 50 punti, l'attività sta crescendo, se scende sotto quella soglia, sta rallentando. Un buon modo, per chi non è del mestiere, di capire in anticipo il clima economico senza aspettare i dati ufficiali sul Pil.

Sul fronte delle aziende italiane, martedì 22 settembre Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla tra l'altro quote di Ferrari, Stellantis e Cnh, ha pubblicato i conti del primo semestre. Un appuntamento seguito con attenzione da chi ha in portafoglio questi titoli, perché offre una fotografia su come stanno andando le partecipazioni del gruppo.

Ma è stata la parte finale della settimana a fare la differenza. Il clima si è disteso grazie a due appuntamenti diplomatici importanti: l'incontro tra gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo e, soprattutto, il colloquio tra il presidente americano e quello cinese, su temi che vanno dal commercio ai dazi fino all'intelligenza artificiale. Le notizie di distensione hanno dato fiducia ai mercati, che venerdì hanno chiuso in rialzo. Il bilancio della settimana per Piazza Affari è così tornato positivo, con un guadagno intorno allo 0,6%, nonostante il passo falso di giovedì.

Buone notizie anche per chi guarda ai titoli di Stato italiani: lo spread tra Btp e Bund tedesco è sceso sotto i 95 punti, un livello che segnala fiducia verso il nostro debito pubblico, con il rendimento del Btp decennale intorno al 4,55%. Proprio venerdì, tra l'altro, è caduta la data in cui Moody's aggiorna periodicamente il proprio giudizio sull'Italia: un appuntamento che vale la pena di tenere d'occhio nei prossimi giorni, perché un voto delle agenzie di rating può influenzare il costo con cui lo Stato si finanzia sui mercati.


Il mio consiglio della settimana

La lezione per chi risparmia è sempre la stessa: le notizie geopolitiche muovono i mercati più velocemente di qualsiasi dato economico, ma il loro effetto tende a essere di breve durata. Chi ha investimenti pensati per durare negli anni non deve rincorrere ogni titolo di giornale: meglio guardare con regolarità, ma senza ansia, come si muovono spread e rendimenti dei titoli di Stato, che restano un buon termometro della fiducia verso il nostro Paese. E quando un evento come la revisione di un rating è già segnato in agenda, tanto vale prepararsi con calma invece di farsi sorprendere.

Alla prossima settimana !


Questa “bussola” non indica una strada obbligata, ma offre alcuni spunti puramente di riflessione e non costituisce consulenza finanziaria professionale di Roberto
 di Giovine Private Banker - IW Private Investments - Gruppo Intesa Sanpaolo.
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