Terza storia per il Commissario Manfredi. Al Conventino Caffè Letterario Andrea Improta presenta “La maledizione di Veronica” (Incipit23) con Paola Gradi.
Dopo “Il rifrullo del diavolo” e “Dovevo ucciderti” è cambiato il modo di scrivere un giallo? “Spero che si sia evoluto”, risponde Improta, “nel senso che sto sempre più attento alla costruzione della storia, con più colpi di scena per tenere viva l’attenzione del lettore, molto attento a ogni minimo dettaglio e che alla fine tutto torni”.
In effetti la costruzione della storia, ambientata nel giugno 2021 a Firenze, incolla il lettore alle pagine, fino all’ultima per scoprire chi sia l’assassino/a. La storia inizia in una stanza di un albergo a ore, dove viene ritrovato il corpo senza vita di Veronica, ventenne oppressa da un padre ossessivo. Nello stesso tempo la migliore amica di Veronica, Chiara, è scomparsa. Su tutto aleggia un’antica leggenda fiorentina, la maledizione di una piazza. L’autore caratterizza i vari personaggi, da chi ruota in quell’albergo a un fotografo di modelle, rendendoli tutti possibili colpevoli.
Come scrive i romanzi? “Comincio da un flash, spesso da una leggenda fiorentina. La storia un po’ si forma mentre la scrivo, ma ho una tabella cronologica degli eventi e una scheda dei personaggi che arricchisco via via. Spesso comincio senza sapere chi è l’assassino/a, perché è per me la parte più divertente, vedere come si evolve la storia”.
E come cambia il commissario Manfredi, il suo piccolo grande mondo personale con il gatto Buk e la compagna Alice… “Le mie storie sono tutte autoconclusive, ma c’è un fil rouge che le unisce ed è appunto il mio commissario. Spero che incontri sempre più pubblico, anche perché è già in ponte una nuova storia”.
Dopo “Il rifrullo del diavolo” e “Dovevo ucciderti” è cambiato il modo di scrivere un giallo? “Spero che si sia evoluto”, risponde Improta, “nel senso che sto sempre più attento alla costruzione della storia, con più colpi di scena per tenere viva l’attenzione del lettore, molto attento a ogni minimo dettaglio e che alla fine tutto torni”.
In effetti la costruzione della storia, ambientata nel giugno 2021 a Firenze, incolla il lettore alle pagine, fino all’ultima per scoprire chi sia l’assassino/a. La storia inizia in una stanza di un albergo a ore, dove viene ritrovato il corpo senza vita di Veronica, ventenne oppressa da un padre ossessivo. Nello stesso tempo la migliore amica di Veronica, Chiara, è scomparsa. Su tutto aleggia un’antica leggenda fiorentina, la maledizione di una piazza. L’autore caratterizza i vari personaggi, da chi ruota in quell’albergo a un fotografo di modelle, rendendoli tutti possibili colpevoli.
Come scrive i romanzi? “Comincio da un flash, spesso da una leggenda fiorentina. La storia un po’ si forma mentre la scrivo, ma ho una tabella cronologica degli eventi e una scheda dei personaggi che arricchisco via via. Spesso comincio senza sapere chi è l’assassino/a, perché è per me la parte più divertente, vedere come si evolve la storia”.
E come cambia il commissario Manfredi, il suo piccolo grande mondo personale con il gatto Buk e la compagna Alice… “Le mie storie sono tutte autoconclusive, ma c’è un fil rouge che le unisce ed è appunto il mio commissario. Spero che incontri sempre più pubblico, anche perché è già in ponte una nuova storia”.
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