Apre oggi al Museo degli Innocenti «Artemisia Gentileschi a Firenze», visitabile fino al 4 aprile. Curata da Cristina Acidini, Sandro Bellesi e Costantino D’Orazio, l’esposizione ripercorre gli anni in cui la pittrice consolidò il proprio talento attraverso le commissioni medicee, il confronto con gli artisti dell’epoca e il lavoro per Casa Buonarroti.
Arrivata a Firenze poco più che ventenne, Artemisia fu l’unica donna coinvolta da Michelangelo Buonarroti il Giovane nella decorazione della dimora di famiglia, per la quale realizzò l’«Allegoria dell’Inclinazione». Nel 1616 venne ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, ottenendo un importante riconoscimento del proprio valore artistico.
Il percorso presenta oltre cinquanta opere provenienti da più di quaranta musei, fondazioni e collezioni italiane e internazionali. I dipinti di Artemisia dialogano con quelli di artisti come Cristofano Allori, Francesco Furini e il Volterrano. Ad aprire la mostra è il «Ragazzo che monda un frutto» di Caravaggio, nella versione Dickinson. L’esposizione, prodotta da Arthemisia insieme al Museo degli Innocenti, consente anche di visitare gratuitamente il patrimonio storico-artistico custodito nelle sale del museo.
Arrivata a Firenze poco più che ventenne, Artemisia fu l’unica donna coinvolta da Michelangelo Buonarroti il Giovane nella decorazione della dimora di famiglia, per la quale realizzò l’«Allegoria dell’Inclinazione». Nel 1616 venne ammessa all’Accademia delle Arti del Disegno, ottenendo un importante riconoscimento del proprio valore artistico.
Il percorso presenta oltre cinquanta opere provenienti da più di quaranta musei, fondazioni e collezioni italiane e internazionali. I dipinti di Artemisia dialogano con quelli di artisti come Cristofano Allori, Francesco Furini e il Volterrano. Ad aprire la mostra è il «Ragazzo che monda un frutto» di Caravaggio, nella versione Dickinson. L’esposizione, prodotta da Arthemisia insieme al Museo degli Innocenti, consente anche di visitare gratuitamente il patrimonio storico-artistico custodito nelle sale del museo.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies














