'Siamo un gruppo di studenti e studentesse, che in supporto ai rappresentanti d'Istituto, vuole cercare di migliorare la nostra scuola, ognuno con un proprio contributo'

 "La scuola è già nostra, dobbiamo migliorarla non occuparla", e "se tramite una manifestazione violenta o un'occupazione si andassero a creare danni alla scuola non otterremo nulla. Anzi, noi studenti e studentesse finiremo solo con ancora meno strumenti e materiali". E' l'appello di un collettivo di studenti dell'Itis Leonardo da Vinci di Firenze rivolto ai loro compagni di scuola.
    
"Siamo un gruppo di studenti e studentesse, che in supporto ai rappresentanti d'Istituto (attuali e futuri), vuole cercare di migliorare la nostra scuola - spiegano -, ognuno con un proprio contributo. Abbiamo aperto un canale di comunicazione con la preside, per discutere dei motivi delle proteste e porre fine agli atti potenzialmente pericolosi avvenuti nelle manifestazioni di questi giorni fuori dall'istituto. Questo nella speranza di far accogliere le nostre richieste". Secondo gli studenti "continuare con queste proteste o addirittura occupare porterebbe solo danni e distruzione. Nel caso in cui si verifichi un'occupazione, ci sarebbe un alto rischio che persone, anche esterne all'Istituto, arrechino danni alle nostre strutture, ai nostri materiali scolastici, ma soprattutto ai nostri laboratori. Ci sono scuole, anche simili alla nostra, che hanno meno di noi. Ciò non ci preclude il poter rivendicare i nostri diritti ed esprimere il nostro dissenso. Non è tramite l'occupazione che ciò dovrebbe avvenire".

    
Il collettivo spiega anche di voler "organizzare un'autogestione, migliore rispetto a quella dell'anno scorso" e anche "un corteo, che parta da scuola e si unisca alla manifestazione del 30 ottobre: proprio perché alcune delle motivazioni riguardano il nostro Istituto, altre invece sono collegate ad una gestione nazionale dell'istruzione". "La nostra preside si è resa disponibile a parlare con noi - aggiungono -, ad ascoltarci e a risolvere insieme a noi i nostri problemi. In questo modo riusciremmo tutti insieme ad organizzare meglio, e prima, l'autogestione".
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