Diciassette immagini interpretano la condizione dei condannati costretti ad aspettare la morte per dieci anni e 87 giorni, il tempo medio che attende un prigioniero nel braccio della morte di Livingstone, in Texas, prima dell'esecuzione. È l'esposizione fotografica 'Ten years and eighty-seven days' di Luisa Menazzi Moretti, che arriva a Firenze, nel complesso de Le Murate, alla Casa dei diritti umani della Robert F. Kennedy human rights Italia.
Le fotografie di Menazzi Moretti, si spiega, danno forma ai pensieri degli uomini e delle donne, immortalano la solitudine, i silenzi, la sofferenza del lunghissimo tempo sospeso. Non ci sono i volti dei condannati, né la loro vita ritratta dentro le celle. Ci sono immagini ispirate dalle parole nell'attesa che l'artista estrapola da lettere, diari, ultime dichiarazioni prima dell'iniezione letale, per ricavarne un'installazione attraverso fotografie che nascono e si ispirano a quelle parole.
Una rassegna che, dopo essere stata a Berlino, Siena, Treviso e Brescia, sarà ora visibile gratuitamente a Firenze dal 5 aprile al 3 maggio. Per il segretario generale Rfk Italia Federico Moro "probabilmente non c'è luogo migliore di questo per dibattere determinate tematiche. Un ex carcere che ora invece è diventato simbolo di inclusione, di scambio sociale e culturale. In questo mese in cui ospiteremo la mostra, vogliamo invitare la cittadinanza a riflettere su un tema forte quale quello della pena capitale".
Menazzi Moretti ha ricordato che "il Granducato di Toscana fu il primo Stato al mondo che abolì la pena capitale. Sono passati quasi 250 anni da allora, ma nel 2024, in 27 dei 50 Stati americani, la pena di morte è ancora praticata. E il Texas, che è la mia seconda patria, è lo Stato più attivo in questa crudele punizione".
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