Passeggiando per Firenze, capita di notare sulle facciate di alcuni palazzi delle piccole aperture simili a finestrelle. Sono le buchette del vino, alle quali è dedicato il libro Le buchette del vino. Firenze e Toscana (Edizioni BDV), di Diletta Corsini e Lucrezia Giordano, con la prefazione di Ricciardo Artusi.
Si tratta di un contributo originale di ricerca storica sulle buchette scomparse, un argomento finora poco esplorato. Nel volume trovano spazio storia, curiosità e una galleria di immagini delle 180 buchette del vino censite a Firenze e delle altre 100 ancora visibili nel resto della Toscana. Un patrimonio unico che racconta una modalità di commercio al dettaglio del vino nata cinquecento anni fa e conclusasi alla metà del secolo scorso.
Nella nuova edizione è presente anche un capitolo inedito dedicato alle buchette "scomparse", curato da Chiara Martelli e Anna Claudia Palmieri, frutto di un'accurata ricerca nell'Archivio di Stato di Firenze.
«Per cinque secoli ha interessato tutta la popolazione di Firenze – spiega Matteo Faglia, presidente dell'Associazione culturale Buchette del Vino di Firenze – quindi stiamo parlando di milioni di persone che si sono approvvigionate del proprio fiasco di vino, che serviva come alimento quotidiano, andando a bussare a una di queste buchette, perché trovavano vino buono e a un prezzo calmierato, dato che i proprietari erano esentati dal pagare le tasse. Questo ha decretato l'enorme successo e il fascino delle buchette, perché le famiglie nobili le hanno aperte e producevano il vino, ma è stata tutta la popolazione, anche gli strati più umili e poveri, a beneficiare di questa modalità di vendita a chilometro zero del vino, unica in tutto il mondo».
Il lavoro di ricerca delle due storiche dell'arte Lucrezia Giordano e Diletta Corsini, iniziato anni fa, prosegue ancora oggi.
«Il desiderio dell'associazione era prima di tutto capire dove e quante erano a Firenze – dice Lucrezia Giordano – ma poi ci siamo accorte che il fenomeno, con il tempo, da Firenze si era diffuso anche in altre città del Granducato della Toscana».
«Stiamo ancora studiando – ribadisce Diletta Corsini –. Dopo avere trovato riferimenti e leggi, tra le varie fonti letterarie ci sono anche testi di viaggiatori che raccontavano nei loro diari quanto accadeva in città e una delle cose più curiose era appunto la buchetta del vino, che chiamavano in maniera diversa. Il primo a chiamarle "buchette" fu Piero Bargellini».
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