All'ospedale San Giuseppe di Empoli saranno esposte le trentotto fotografie scattate dal fotografo Nilo Capretti durante i momenti più duri della pandemia, in particolare nel maggio del 2020, proprio nell'ospedale empolese.
Le foto sono state esposte a Palazzo Leggenda nella mostra "Immagini che raccontano una storia", e come promesso dallo stesso fotografo adesso potanno essere ammirate nel presidio ospedaliero empolese.
La mostra realizzata, spiega l'Asl Toscana centro in una nota, raccontava la vita professionale e personale degli operatori sanitari impegnati nei giorni della pandemia nell'affrontare una situazione senza precedenti. Ora quella narrazione prende vita sulle pareti dei corridoi, nei reparti e arriva diretta al cuore e alla testa di pazienti, visitatori e del personale.
“È stata un’esperienza unica – ha dichiarato Capretti- non solo per il reportage che sono riuscito a fare, ma per aver compreso i veri sacrifici che il personale sanitario ha fatto. Dentro quella tuta, mascherina, visiera che ho dovuto indossare, mi sentivo oppresso, e loro invece ci convivevano ogni giorno”. Ha sottolineato l’unicità dell’esperienza anche la direttrice del Pronto soccorso, Paola Bartalucci, che in quei giorni si è trovata a gestire qualcosa di sconosciuto per tutti.
“Ringraziamo il fotografo Nilo Capretti – ha detto la direttrice Bellini – per aver scelto, di donare le foto all’ospedale dove tutto è cominciato. Le immagini sono vere opere d’arte, colte con la macchina fotografica e con il cuore di Nilo Capretti, e contribuiranno a rendere sempre viva e presente la gratitudine verso chi in quei giorni ha lavorato instancabilmente per la salute di tutti”.
Le foto sono state esposte a Palazzo Leggenda nella mostra "Immagini che raccontano una storia", e come promesso dallo stesso fotografo adesso potanno essere ammirate nel presidio ospedaliero empolese.
La mostra realizzata, spiega l'Asl Toscana centro in una nota, raccontava la vita professionale e personale degli operatori sanitari impegnati nei giorni della pandemia nell'affrontare una situazione senza precedenti. Ora quella narrazione prende vita sulle pareti dei corridoi, nei reparti e arriva diretta al cuore e alla testa di pazienti, visitatori e del personale.
“È stata un’esperienza unica – ha dichiarato Capretti- non solo per il reportage che sono riuscito a fare, ma per aver compreso i veri sacrifici che il personale sanitario ha fatto. Dentro quella tuta, mascherina, visiera che ho dovuto indossare, mi sentivo oppresso, e loro invece ci convivevano ogni giorno”. Ha sottolineato l’unicità dell’esperienza anche la direttrice del Pronto soccorso, Paola Bartalucci, che in quei giorni si è trovata a gestire qualcosa di sconosciuto per tutti.
“Ringraziamo il fotografo Nilo Capretti – ha detto la direttrice Bellini – per aver scelto, di donare le foto all’ospedale dove tutto è cominciato. Le immagini sono vere opere d’arte, colte con la macchina fotografica e con il cuore di Nilo Capretti, e contribuiranno a rendere sempre viva e presente la gratitudine verso chi in quei giorni ha lavorato instancabilmente per la salute di tutti”.
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