A lanciare l’allarme sulla futura e ormai certa penuria di infermieri nel nostro paese è stato il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta, intervenuto alla decima edizione del Forum Leopolda organizzato da Koncept alla Stazione Leopolda. La decima edizione dell’evento, dedicata al tema “Il coraggio di correre: dal cambiamento frammentato alla trasformazione sistemica”, riunisce i principali rappresentanti del sistema sanitario italiano, esperti e istituzioni per riflettere sulle sfide della sanità pubblica, tra denatalità, equità e innovazione.
“Il testo bollinato della Manovra 2026 prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità. È certamente un segnale importante da parte del Governo, ma queste risorse rischiano di disperdersi in mille rivoli, come in un tentativo di accontentare tutti senza un chiaro disegno strategico. Per quanto riguarda il personale sanitario – ha spiegato Cartabellotta – l’obiettivo di assumere 6.000 infermieri è realistico solo se li importiamo dall’estero, perché oggi questi professionisti non ci sono. La vera priorità dev’essere rendere la professione infermieristica più attrattiva, altrimenti possiamo mettere i soldi, ma non troveremo i professionisti”.
Nel suo intervento il presidente della Fondazione Gimbe si è soffermato anche su un altro fenomeno in crescita sia in Toscana che nell’intero territorio nazionale, ovvero la rinuncia alle cure: “Oggi stiamo sperimentando, soprattutto sulle fasce più fragili e deboli della popolazione, un fenomeno che prima era residuale: quello della rinuncia alle prestazioni sanitarie. Parliamo di 5,8 milioni di persone nel 2024, praticamente una su dieci, e questo tradisce l’articolo 32 della Costituzione – ha detto Cartabellotta – perché proprio gli indigenti a cui la Repubblica dovrebbe garantire cure gratuite restano esclusi dall’assistenza”.
“Questi dati crudi – ha proseguito il presidente della Fondazione Gimbe – devono rappresentare una molla, politica e sociale, per restituire attrattività alla professione sanitaria e per rafforzare la capacità del servizio sanitario nazionale di erogare cure appropriate. Non possiamo accettare un modello in cui le diseguaglianze crescono e il diritto alla salute diventa diseguale”.
“L’Italia che va a velocità diverse c’è sempre stata – ha concluso Cartabellotta – ma oggi si stanno verificando nuove forme di diseguaglianza, anche all’interno della stessa regione. Nelle aree interne, lontane dai grandi centri metropolitani, l’accessibilità ai servizi è sempre minore. Oggi in Italia si eroga una salute diseguale, un diritto diseguale che non è compatibile con i valori democratici della nostra Costituzione”.
“Il testo bollinato della Manovra 2026 prevede 2,4 miliardi di euro aggiuntivi per la sanità. È certamente un segnale importante da parte del Governo, ma queste risorse rischiano di disperdersi in mille rivoli, come in un tentativo di accontentare tutti senza un chiaro disegno strategico. Per quanto riguarda il personale sanitario – ha spiegato Cartabellotta – l’obiettivo di assumere 6.000 infermieri è realistico solo se li importiamo dall’estero, perché oggi questi professionisti non ci sono. La vera priorità dev’essere rendere la professione infermieristica più attrattiva, altrimenti possiamo mettere i soldi, ma non troveremo i professionisti”.
Nel suo intervento il presidente della Fondazione Gimbe si è soffermato anche su un altro fenomeno in crescita sia in Toscana che nell’intero territorio nazionale, ovvero la rinuncia alle cure: “Oggi stiamo sperimentando, soprattutto sulle fasce più fragili e deboli della popolazione, un fenomeno che prima era residuale: quello della rinuncia alle prestazioni sanitarie. Parliamo di 5,8 milioni di persone nel 2024, praticamente una su dieci, e questo tradisce l’articolo 32 della Costituzione – ha detto Cartabellotta – perché proprio gli indigenti a cui la Repubblica dovrebbe garantire cure gratuite restano esclusi dall’assistenza”.
“Questi dati crudi – ha proseguito il presidente della Fondazione Gimbe – devono rappresentare una molla, politica e sociale, per restituire attrattività alla professione sanitaria e per rafforzare la capacità del servizio sanitario nazionale di erogare cure appropriate. Non possiamo accettare un modello in cui le diseguaglianze crescono e il diritto alla salute diventa diseguale”.
“L’Italia che va a velocità diverse c’è sempre stata – ha concluso Cartabellotta – ma oggi si stanno verificando nuove forme di diseguaglianza, anche all’interno della stessa regione. Nelle aree interne, lontane dai grandi centri metropolitani, l’accessibilità ai servizi è sempre minore. Oggi in Italia si eroga una salute diseguale, un diritto diseguale che non è compatibile con i valori democratici della nostra Costituzione”.
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