La consigliera comunale e capogruppo di Firenze Democratica chiede di fermare la chiusura della RSA di San Salvi: «Insistere su questo punto vuol dire anche combattere per una città pubblica». Tra le proposte, alloggi accessibili per studenti e anziani e spazi condivisi tra generazioni.

«Insistere su questo punto vuol dire anche combattere per una città pubblica». Cecilia Del Re, consigliera comunale e capogruppo di Firenze Democratica, parte dalla situazione della RSA Le Civette per affrontare, nella nostra intervista, il tema dei servizi socio-sanitari e dell’accessibilità di Firenze. Al centro delle sue richieste ci sono il mantenimento della struttura di San Salvi e la valorizzazione dell’area, anche attraverso alloggi e luoghi di incontro per giovani e anziani.

Del Re ha partecipato al presidio convocato dai sindacati venerdì scorso, al quale era presente anche il presidente del Quartiere 2. «C’erano tante persone», racconta, ricordando che il presidente ha chiesto di fermare la chiusura anche in attuazione di una mozione presentata dal suo gruppo nel consiglio di quartiere.

«È una delle poche RSA pubbliche rimaste a Firenze», sottolinea Del Re, richiamando anche le due strutture di Montedomini e il tema dei prezzi ancora accessibili. Una questione che riguarda molte famiglie: «Ci sono oltre 230 persone in lista d’attesa per una RSA e i prezzi, anche in quelle convenzionate, sono assai elevati».

Costi che, secondo la consigliera, possono costringere a cercare assistenza lontano dalla città. «È molto frequente sentire che delle famiglie hanno dovuto ricorrere a RSA fuori regione per ottenere prezzi più accessibili, o comunque fuori dall’area fiorentina. Questo è un dramma proprio per le famiglie».

La difesa delle Civette diventa così parte di una battaglia più ampia sui servizi pubblici. «Se si appalta totalmente al privato, le conseguenze sono quelle di una città che non è più per tutti», afferma.

«Una presa di posizione assai tardiva»

Del Re prende atto della posizione espressa dalla sindaca e dalla giunta in consiglio comunale sulla necessità di mantenere la RSA, ma ne critica i tempi: «Finalmente anche la sindaca e la giunta hanno affermato che è necessario che questo presidio socio-sanitario e questa RSA restino».

Una posizione che, osserva, arriva dopo settimane di incertezza. «Non erano presenti al presidio venerdì scorso», ricorda, definendo quella dell’amministrazione «una presa di posizione assai tardiva».

Secondo la sua ricostruzione, la Società della Salute era stata informata della situazione da oltre un mese e mezzo. «Fino ad ora non c’era stata una presa di posizione e sono già partiti i licenziamenti collettivi», aggiunge. Nel frattempo, riferisce, alcuni ospiti sono già stati trasferiti.

Il precedente delle palazzine di San Salvi

La vicenda coinvolge anche l’ASL, proprietaria di gran parte degli immobili dell’area. Del Re richiama il confronto avuto negli anni precedenti, quando era assessora, per recuperare alcune palazzine vuote e destinarle a una risposta all’emergenza abitativa.

«Quel patrimonio immobiliare pubblico poteva, a mio avviso, essere utilizzato proprio per dare una risposta sul tema della casa», spiega. La richiesta iniziale riguardava l’acquisto di tre palazzine, ma il percorso incontrò delle difficoltà: «All’inizio la ASL fece muro».

Il confronto portò poi a una soluzione attraverso un comodato d’uso gratuito, che consentì al Comune di partecipare a un bando regionale FESR e ottenere fondi europei per la riqualificazione. «Con un comodato d’uso gratuito è stato il Comune a farsi parte attiva per la rigenerazione di quell’area. I lavori ora sono in corso», ricorda.

Per Del Re, quel precedente dimostra la possibilità di trovare un’intesa anche davanti a posizioni inizialmente distanti: «Se si vuole, le cose si riescono a fare».

«Case accessibili sia per studenti che per anziani»

Le palazzine complessivamente candidate al progetto sono quattro. L’indirizzo previsto, spiega Del Re, è quello di «uno student housing e un senior housing, cioè delle case accessibili sia per studenti che per anziani, per un modello di abitare intergenerazionale».

Un progetto che tiene insieme le caratteristiche di San Salvi: «Per la storia di quel luogo ha una vocazione, da una parte, sociale e sanitaria, per la presenza della ASL e dei vari servizi e presidi; dall’altra è anche legata ai giovani, perché ci sono tante scuole».

Gli alloggi a canoni calmierati, rivolti a entrambe le fasce d’età, rappresenterebbero quindi un collegamento tra queste due vocazioni. Ma anche un’occasione per costruire rapporti di aiuto e scambio: «Tante persone giovani hanno dato una mano agli anziani e hanno anche appreso tanto da persone più adulte di loro. È uno scambio reciproco», osserva, richiamando l’esperienza del periodo del Covid.

Un esempio è stato ricordato anche durante il presidio delle Civette. «Prima, accanto all’RSA, c’era una scuola di danza e le bambine che facevano danza spesso andavano a trovare gli anziani. Questo era per entrambe le parti un piacere, sia per le persone più anziane che per queste giovani bambine».

Secondo quanto riferito nell’intervista, i lavori dovrebbero terminare intorno al 2029. Del Re assicura attenzione alla destinazione finale degli edifici: «Non si parla più di abitare intergenerazionale, sebbene la scheda del piano operativo lo dica. Noi monitoreremo perché questo indirizzo venga effettivamente attuato».

La mozione per le case di quartiere

La stessa visione è alla base di una nuova proposta che il gruppo si prepara a portare in consiglio comunale. «Siamo in procinto di depositare una mozione per chiedere che almeno un centro anziani per quartiere possa diventare uno spazio intergenerazionale», annuncia Del Re.

L’obiettivo è dare a questi luoghi «la fisionomia della casa di quartiere, come in altre città», ampliando le opportunità di partecipazione: «Uno spazio che offre attività e servizi non solo rivolti alle persone più anziane, ma anche alle persone di altre età».

«Oggi in città abbiamo sia dei centri anziani che dei centri giovani», conclude. «Ci piacerebbe avere anche delle case di quartiere che fossero spazi intergenerazionali», dove condividere momenti di socialità e fare dell’incontro tra età diverse una «fonte di arricchimento reciproco».

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