La corte d’appello civile di Firenze ha ribaltato la sentenza di primo grado, riconoscendo al marito e ai due figli di una donna morta nel 2018 per epatite C un risarcimento di 1,4 milioni di euro a carico del ministero della Sanità. La malattia era stata contratta attraverso somministrazioni dell’emoderivato Partobulin ricevute durante il ricovero per parto nel 1978 e in interventi successivi (1979 e 1980).
La vicenda giudiziaria, iniziata negli anni ’90, aveva visto respingere le prime istanze di indennizzo per motivi di tempistica o inefficienza causale. Dopo quasi 50 anni, la corte d’appello ha riconosciuto il legame eziologico e il danno subito dai familiari: il marito ha affrontato anni di assistenza, perdita di tempo ed energie e, dopo la morte della moglie, il trauma del lutto, mentre i figli hanno subito il radicale sconvolgimento della propria vita familiare. La causa continua per la valutazione del danno psichiatrico subito dal coniuge.
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