Quest’anno il portiere viola non dovrebbe avere concorrenti

Quando arrivò alla Fiorentina nel gennaio del 2019, Pietro Terracciano non dovette percorrere molta strada. Imboccò la Fi-Pi-Li a Empoli, dove faceva il vice di Provedel, e in una manciata di minuti arrivò a Firenze sapendo che il suo ruolo era piuttosto chiaro: il vice portiere della Fiorentina.
 
Il vecchio numero 12, per intendersi, quello che gioca i primi turni di Coppa Italia, o una volta ogni tanto al bisogno, quello che sa che difficilmente troverà spazio, ma che se lo dovesse trovare non può sbagliare. Farsi trovare pronto, per chi fa il portiere di riserva, è una chiave fondamentale, che non è così scontato come qualcuno potrebbe pensare. Ci si deve allenare sempre al massimo, con testa e determinazione giuste, con un margine d’errore tendente allo zero visto il ruolo che si ricopre. Un conto è fare il giocatore di movimento, che magari può sbagliare quei due/tre palloni per entrare in partita, un conto è fare il portiere, in cui ogni intervento è decisivo.
 
Di strada per arrivare da Empoli a Firenze Terracciano non ne dovette fare molta, mentre ne aveva fatta tantissima per arrivare alla Fiorentina rispetto a dove era partito. Dicevamo 2019, 29 anni, dopo anni di gavetta, tra Nocerina, Milazzo, 2 presenze in A col Catania, tanta B e 8 presenze a Empoli nel massimo campionato. Da quel gennaio 2019 di strada ne ha fatta tantissima, diventando un vero e proprio 'ammazza numeri uno'.
 
Quell’anno era Lafont il titolare, e quando il francese si fece male Terracciano rispose subito presente, con la Lazio, per poi venire confermato nella gara successiva e finendo per essere uno dei primi acquisti della Fiorentina targata Daniele Pradè bis, a due spiccioli, dall’Empoli. Il ruolo era sempre lo stesso: il vice portiere. Il titolare designato quell’anno era Dragowski, in un curioso intreccio che aveva portato sei mesi prima Terracciano in viola e il polacco alla corte di Corsi, con Dragowski che fece benissimo in azzurro tornando coi gradi di numero uno viola. E così fu, ma quando il polacco si fece male tac, ecco Terracciano, l’uomo che risponde presente dopo mesi di panchina. Nel 2020-21 stesso film, Dragowski titolare e Terracciano vice, fino a quando arrivò Italiano a Firenze. Drago out, Pietro in, che nel frattempo iniziava a diventare sempre più San Pietro. Tante le prestazioni decisive di Terracciano, con però quel…‘uhm, bhè, forse servirebbe un portiere più forte per fare un salto di qualità’.  E così, ecco Gollini. Altro duello vinto da Terracciano. Gollini non trova spazio, e quando lo trova fa male, via Gollini arriva Sirigu. Ma il succo non cambia. Sirigu si fa male, Terracciano contribuisce al far arrivare la Fiorentina ottava, in due finali, ma non convince del tutto. Sempre in base a quel…'uhm, bhè, forse servirebbe un portiere più forte per fare un salto di qualità'.
 
E allora arriva Christensen, per oltre 5 milioni di euro. Ma anche qui, altra vittoria per Terracciano, autore senza dubbi della sua miglior stagione a Firenze. Ma adesso, ecco che risuona già quel 'uhm, bhè, forse servirebbe un portiere più forte per fare un salto di qualità'.
 
Anche perché, tra i punti deboli del portiere campano si sa, c’è il gioco coi piedi. E Palladino è proprio quel tipo di allenatore che richiede molta partecipazione ai propri portieri nella fase di impostazione. Quindi chissà…Anche se la strada sembrerebbe più o meno tracciata: Terracciano e Christensen portieri, col primo titolare e il secondo alternativa, Martinelli da mandare a giocare per poi puntare tutto sul giovanissimo portiere viola, tra uno-due anni. A meno che…Ad oggi non ci sono sentori che possa cambiare qualcosa su questo fronte, per una delle estati più tranquille che Terracciano abbia mai vissuto negli ultimi anni, quando ogni santo trimestre giugno/luglio/agosto si trovava costretto a fare ‘f5’ sui siti di calciomercato per sapere con chi si sarebbe dovuto giocare il posto.
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