Presidio di lavoratori e sindacati a Firenze contro la privatizzazione delle Poste, nell'ambito della mobilitazione nazionale con manifestazioni in tutti i capoluoghi di regione davanti alle prefetture. In piazza le sigle Slc Cgil, Slp Cisl, Uil Poste, Failp Cisal, Confsal comunicazioni e Fnc Ugl
"Siamo qui a protestare per dire no alla privatizzazione già iniziata nel 2015 con il primo 35% - spiega Sandro Vigiani, segretario generale Slp Cisl Toscana -. Stiamo ancora aspettando che il governo ci chiami per scongiurare questo pericolo. Sarebbe un danno a società e lavoratori", perché "lo Stato perderebbe la governance a danno di investitori privati e questo comporterebbe tagli al personale, già si parla di 6mila esuberi e ulteriori chiusure di uffici postali"
Per Michele Mengoli di Slc Cgil Toscana, si tratta di una scelta da ostacolare "non solo come lavoratori ma anche come cittadini". "Non è chiaro - sottolinea - se si è capito cosa si sta vendendo. Poste gestisce i risparmi dei cittadini, questo deve essere il punto centrale della discussione". Di privatizzazione "scellerata", parla Paolo Roccabianca, segretario generale Uil Poste Toscana. "Non ci fermeremo con questo presidio e andremo avanti con la nostra battaglia. Il 30 maggio saremo davanti al Mef, che dovrà riceverci". "Non solo è la più grande azienda italiana - conclude Lorenzo Nardi, segretario regionale Fnc Ugl - ma anche un'azienda a vocazione sociale", che verrebbe a mancare con la privatizzazione. "Si andrebbe a cercare il mero profitto con tagli nei posti più disagiati, come i paesi di montagna o quelli più piccoli, con la chiusura di sportelli e la perdita della consegna della corrispondenza".
"Siamo qui a protestare per dire no alla privatizzazione già iniziata nel 2015 con il primo 35% - spiega Sandro Vigiani, segretario generale Slp Cisl Toscana -. Stiamo ancora aspettando che il governo ci chiami per scongiurare questo pericolo. Sarebbe un danno a società e lavoratori", perché "lo Stato perderebbe la governance a danno di investitori privati e questo comporterebbe tagli al personale, già si parla di 6mila esuberi e ulteriori chiusure di uffici postali"
Per Michele Mengoli di Slc Cgil Toscana, si tratta di una scelta da ostacolare "non solo come lavoratori ma anche come cittadini". "Non è chiaro - sottolinea - se si è capito cosa si sta vendendo. Poste gestisce i risparmi dei cittadini, questo deve essere il punto centrale della discussione". Di privatizzazione "scellerata", parla Paolo Roccabianca, segretario generale Uil Poste Toscana. "Non ci fermeremo con questo presidio e andremo avanti con la nostra battaglia. Il 30 maggio saremo davanti al Mef, che dovrà riceverci". "Non solo è la più grande azienda italiana - conclude Lorenzo Nardi, segretario regionale Fnc Ugl - ma anche un'azienda a vocazione sociale", che verrebbe a mancare con la privatizzazione. "Si andrebbe a cercare il mero profitto con tagli nei posti più disagiati, come i paesi di montagna o quelli più piccoli, con la chiusura di sportelli e la perdita della consegna della corrispondenza".
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