Francesca, iniziamo dalla fine, quindi da questa stagione. Dopo quattro anni lontano da Firenze tra Verona e Inter, sei tornata in viola. Come ti stai trovando in questo nuovo gruppo, tu che a Firenze c’eri già stata ed eri andata via da vincitrice…
“Mi sto trovando molto bene. Devo dire che è stata una sensazione particolare perché, da una parte, mi è sembrato di non essere mai andata via, dall’altra sono cambiate tantissime cose, quindi è veramente una sensazione strana: mi sento a casa ma ho notato che la casa è cambiata. Però sono molto contenta”.
Quanto ti sono servite le esperienze al Verona e all’Inter a livello personale?
“Sono state delle esperienze molto importanti, che mi hanno fatto crescere tantissimo sia dal punto di vista personale che dal punto di vista professionale. Penso che in quel momento siano state delle scelte importanti, delle scelte che mi hanno aiutata a crescere, ma quest’anno, quando l’ultimo giorno di mercato c’è stata l’opportunità di tornare a Firenze, l’ho colta al volo. Perché sono tornata? Perché Firenze è casa. Qua sono cresciuta tanto come ragazza, perché sono arrivata che avevo 17 anni, e sono andata via solo per una mia necessità dal punto di vista professionale, ma per me Firenze è unica”.
Una stagione iniziata con 4 vittorie su 5 gare in campionato (e il secondo posto momentaneo con 12 punti, dietro alla Juve prima con 15 punti), e l’eliminazione al secondo preliminare di Champions per mano del Wolfsburg dopo grandi prestazioni contro Brondby e Ajax. Non c’è via di mezzo in questo inizio di stagione. Che Fiorentina ci dobbiamo aspettare da qui in avanti? Quali sono gli obiettivi?
“Devo dire che anche la Champions è stata un’esperienza importante, perché penso che l’obiettivo sia migliorare e continuare quella crescita, appunto, che la squadra ha dimostrato di portare avanti in modo costante negli ultimi anni, quindi nonostante la sconfitta contro il Wolfsburg, abbiamo imparato tantissimo. È importante continuare questa crescita che ogni settimana proviamo a portare in campo. Per quanto riguarda l’obiettivo, beh, è migliorare quello che abbiamo fatto lo scorso anno. Lavoriamo tutti i giorni per poter regalare a questa città un trofeo. Sarebbe una cosa bellissima”.
Avendo vissuto la Fiorentina che ha vinto – e non stiamo parlando di secoli fa – quanto è cambiata la serie A femminile da quegli anni a oggi?
“C’è stata un’evoluzione importante, perché da quando abbiamo vinto noi lo scudetto a oggi sono entrate tante società professionistiche maschili e il livello del campionato si è alzato. Sono arrivate tante giocatrici straniere molto forti che hanno alzato il livello tecnico. E quindi non ci sono più le famose “squadre cuscinetto”, ma tutte le squadre del campionato sono su livelli molto simili e quindi in ogni partita, per ottenere tre punti, bisogna veramente dare il massimo”.
Quanto manca, alle squadre italiane, per ridurre il gap con le squadre dei campionati europei più importanti?
“Secondo me non ci manca tantissimo. Il Wolfsburg è una squadra storicamente molto forte, sicuramente noi abbiamo mancato un po’ di esperienza, perché ad esempio, martedì la Roma, che negli ultimi anni ha accumulato tanta esperienza a livello europeo, è riuscita a vincere contro le tedesche. Questo per farti capire che ci stiamo avvicinando tanto al livello di queste squadre. Ripeto, manca un po’ di esperienza e un po’ di convinzione nei propri mezzi. Più partite giochi, più incontri queste squadre, più riesci a crescere”.
E la Fiorentina, tra l’altro, l’aveva già incontrato il Wolfsburg, nel 2017, quando fu eliminata dalle tedesche agli ottavi di finale. Ma qui voglio entrare nel personale, perché nella sfida di ritorno di quegli ottavi di finale finita 3-3 tu c’eri… Cosa ricordi di quel giorno?
“È stata una delle partite che ricordo con più piacere, perché è stata la mia prima partita in Champions ed era contro una grande squadra, quasi inarrivabile per noi. Io avevo 20 anni e ricordo che fu una partita rocambolesca che mi regalò tantissime emozioni. Come quella di parare un rigore. Insomma, esordire in Champions, con un rigore parato e con un pareggio contro il Wolfsburg… mi porto dentro un bel ricordo”.
Tu sei arrivata a Firenze nel 2014, quando esisteva ancora il Firenze. Poi la squadra è stata inglobata dalla Fiorentina durante la gestione Della Valle. Tu hai vissuto i tempi degli allenamenti e delle partite a San Marcellino, hai vissuto il Bozzi. Hai vissuto le prime vittorie e oggi sei tornata e stai vivendo il Viola Park, fortemente voluto dal presidente Commisso. Ti chiedo un parere sulle tre epoche della tua esperienza a Firenze: dai primi tempi a San Marcellino ai Della Valle fino a Commisso….
“Penso che queste tre fasi rappresentino un po’ quelle che sono state, in generale, le fasi del calcio femminile. Siamo partite da un calcio dilettantistico dove non esisteva la Fiorentina ma c’era un Firenze. Iniziavamo già ad allenarci in modo impegnativo, però eravamo trattate a tutti gli effetti come delle dilettanti. Poi quando è entrata la Fiorentina dei Della Valle, abbiamo iniziato a vedere un cambio di rotta, uno stacco importante rispetto a prima, ma eravamo ancora dilettanti nella nomenclatura. Infine, dopo l’arrivo di Commisso, con il professionismo a livello legislativo e con la gioia di vivere appieno una struttura unica come il Viola Park, abbiamo visto davvero come sono le cose quando sei una professionista”.
Quanto è appagante e quanto può dare in termini di crescita un centro sportivo come il Viola Park?
“È appagante ma anche determinante per quelle che sono le prestazioni, perché alzando il livello, poter allenarsi in un certo modo e in certe strutture, è fondamentale sia per quanto riguarda la prevenzione degli infortuni sia per quanto riguarda la performance nella partita”.
Un aggettivo per descrivere Della Valle e un aggettivo per descrivere Commisso.
“I Della Valle sono stati gli iniziatori. Hanno dato il via a quella che è stata la rivoluzione del calcio femminile, sono stati i primi a investire davvero nel femminile. Sono stati gli artefici di quella che poi è diventata la normalità. Mentre Commisso è sempre presente e lo definirei tifoso, passionale. Spesso viene a vedere le nostre partite, viene nello spogliatoio prime delle gare a parlarci. Si vede quanto abbia a cuore la Fiorentina, quanto è importante per lui. E ovviamente questo ci motiva”.
A Firenze tu hai vinto 1 scudetto 2 coppe Italia e 1 supercoppa. Ti chiedo quale è stato il successo più bello?
“Direi lo scudetto, perché è stato il primo della Fiorentina e poi l’abbiamo conquistato in una partita al Franchi in cui il pubblico era presente in grandi numeri che, per l’epoca, erano impensabili per il calcio femminile. Quel giorno lo ricordo come se fosse ieri, perché è stato memorabile”.
Sei tornata per vincere ancora in viola?
“Certo, possiamo lottare, anche se ci sono un paio di squadre abituate a vincere e noi dobbiamo vincere sempre di più per abituarci a vincere (scusate il gioco di parole). Stiamo crescendo tanto, nonostante ci sia qualche squadra che è più avanti di noi in questo processo di crescita. Ma lavoriamo per provarci”.
Tu sei portiere. Come è nata la scelta di giocare in questo ruolo, se è stata una scelta?
“È stata una scelta dettata un po’ dalle esigenze. Io giocavo con i ragazzi, ero l’unica ragazza e quindi mi misero in porta. E da quella porta non mi sono più mossa, perché mi divertivo da morire e sono rimasta portiere. I portieri matti? Chi mi conosce dice che anche io un po’ lo sono. Ma per essere portiere devi avere un po’ questa caratteristica”.
Qual è il tuo idolo?
“Sono cresciuta col mito di Buffon. Nel femminile, invece, sono cresciuta senza modelli perché non sapevo neanche che esistesse il calcio femminile. Ho iniziato a scoprirlo giocando. In generale, mi piace guardare sia i portieri stranieri che quelli del nostro campionato e rubare qualcosina da ognuno di loro”.
E a Firenze c’è De Gea…
“Si può rubare tanto da lui…”.
Tu non sei solo un portiere, sei anche una giovane donna che si sta per laureare in ingegneria elettronica, indirizzo biomedico? Quanto ti manca alla laurea e quanto è stato difficile portare avanti la vita professionale con quella di studente…
“Ci siamo, mi manca soltanto la tesi. È l’ultimo passo di un percorso impegnativo, perché non è stato facile conciliare calcio e studio, soprattutto negli ultimi anni che il calcio, essendo diventato professionistico, ha richiesto un investimento enorme dal punto di vista del tempo. Tra impegni del campionato, della Nazionale, partite, allenamenti, è stato decisamente impegnativo. Ma studiare è sempre stato importante per me quindi, se un atleta di alto livello vuole davvero studiare, la possibilità c’è. Il tempo si trova”.
Come lo trovi tu, che studi e prepari la tesi in pullman o in treno durante i viaggi per andare in trasferta…
“Si, si. Le trasferte possono rivelarsi utili, perché tanto sei sul pullman, qualcosa devi pur fare...”.
Perché ingegneria biomedica?
“Mi sono sempre piaciute le materie scientifiche e era un’ingegneria nuova, mi piaceva vedere la medicina dal punto di vista più fisico e matematico, così ho pensato: è una cosa che mi piace, proviamo. Vediamo se è fattibile. Poi, piano piano, perché mi ha richiesto del tempo e non è stato per niente facile, sono riuscita passo dopo passo a concludere gli esami. Le difficoltà maggiori? Sicuramente non riuscire a frequentare. Trovare il tempo e la volontà di fare tutto da sola è stato difficile. In più, io sono iscritta all’università di Firenze e quando sono stata a giocare a Verona e a Milano non è stato facilissimo. Mi ricordo l’anno scorso quando, il giorno dopo una gara, sono partita in macchina alle 5 del mattino da Milano per venire a Firenze a sostenere un esame. C’è da fare qualche sacrificio, ma i sacrifici poi vengono ripagati. Come è andato quell’esame? Bene, ho preso 30”.
Sei ancora giovane, hai 27 anni, ma ti chiedo se già sai cosa vuoi fare da grande?
“Non ho ancora pensato in modo preciso alla carriera dopo il calcio, però sicuramente voglio continuare questo corso di studi e mi piacerebbe poter lavorare in questo ambito”.
Un sogno nel cassetto?
“Mi piacerebbe vincere un altro scudetto”.
Condividi
Attiva i cookies














