La cantante fiorentina si racconta a Lucia Aliotta al firmacopie del suo album alla Libreria Red Feltrinelli

Irene Grandi torna con un nuovo album in vinile di undici brani, “Oro e rosa”, a cinque anni di distanza dall’ultimo. Torna con dei brani inediti, ma in realtà Irene non se ne era mai andata dal suo pubblico che in questo lustro non l’ha mai persa di vista, impegnata nelle tournée Io in blues e Fiera di me e nell’opera rock The Witches Seed con le musiche di Stewart Copeland.

“Cinque anni sono un attimo, dipende da come la vedi”, risponde la cantante fiorentina a Lucia Aliotta al firmacopie del suo album alla Libreria Red Feltrinelli. “Ho fatto le tournée e altre cose. Non bisogna per forza fare degli inediti, vanno bene anche dei progetti con meno aspettative ma più leggerezza se ti diverti. Questo album è uscito nel momento giusto, con la sua maturazione necessaria e una sua storia, racconta di non temere il tempo, di vivere con intensità il momento presente”.

L’album arriva in un momento particolare della vita della cantante che ha tra l’altro di recente cambiato casa, lasciando la residenza sulle colline per scegliere Pontassieve. “Sono stata cittadina e poi in campagna per quindici anni ma non mi soddisfaceva più perché mi trovavo troppo isolata. Adesso voglio provare una realtà nuova, vivere in un borgo piccolo con la sua umanità e le cose semplici, avere amicizie di strada, perché no? Cercare nella vita quotidiana l’ispirazione, non dovere andare per forza nelle grandi città o viaggiare, ma cercare anche lì qualcosa che semplicemente ti rallegri la giornata. In tre giorni ho scelto la nuova casa, ma era una cosa che maturava da cinque anni e all’improvviso si è presentata”.

“Oro e rosa”, come i colori del tramonto e dell’aurora, va dunque anche a simboleggiare una rinascita di Irene Grandi. “Prima di poter dare qualcosa all’altro, ci dobbiamo ritrovare e accettare noi stessi. Le trasformazioni sono la mia cifra. I viaggi, l’essere curiosi, anche sorprenderci con scelte nuove. Il momento in cui senti di dovere cambiare va vissuto come un’occasione incredibile per trovare una nuova direzione”.

Fra le canzoni dell’album, una delle più intime è “Guarda”: “In questa canzone mi sono messa in gioco, con un testo che va a scavare nel dolore, non ne ho mai parlato molto nella mia musica. Gli anni Novanta erano anni di estremo ottimismo e desiderio della donna di essere forte, mai farsi vedere fragile e indifesa, volevamo sembrare invincibili. Adesso con le conquiste fatte si capisce che l’introspezione, accettare i dolori, ti fa crescere e ti evita ulteriori sofferenze”.

Che album è “Oro e rosa”?
“Fare un album oggi non è facile, è un grande salto. Sono sempre stata versatile e contaminato il pop con vari generi, rock, blues, soul, funk, cantautorato. Faccio la musica italiana contaminata di tutta la musica che mi piace ascoltare, non mi creo dei limiti, quindi anche in questo disco ci sono autori diversi che mi danno tutti questi elementi. Alla fine il risultato è omogeneo nel suono e nella storia che mi racconta da vari punti di vista”.

Ci sono vari nuovi autori e dei ritorni come Francesco Bianconi, Pio Stefanini produttore, Stewart Copeland alla supervisione ritmica in “Fiera di me” e Carmen Consoli in “Colorado”, un brano che rimanda a Thelma e Louise per il coraggio di seguire le proprie idee e non le mode: “Quando le ho chiesto se voleva fare con me questo brano, come compagna in questo viaggio folle, Carmen mi ha risposto che era un pezzo ‘desueto’, nel senso di musica italiana come non si fa più, per la cura della melodia sembra infatti una canzone degli anni Sessanta, con un ritornello che apre ma non troppo”.
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