La cantante ha parlato del suo tour, della forza dei cambiamenti e della musica di oggi

Una donna dall’anima rock ma non solo. Una donna oggi “fiera di sé”: è Irene Grandi che, ieri sera, è stata ospite nella trasmissione La Toscana del Futuro, su Radio Bruno, parlando del suo tour “Fiera di me”, della tappa fiorentina in programma mercoledì 8 luglio al Teatro Romano di Fiesole e dei cambiamenti: quelli personali ma anche quelli della musica italiana.

Ecco le sue parole a La Toscana del Futuro.

Irene, “Fiera di me” si chiama il tour che ti sta vedendo protagonista questa estate e che tra una settimana precisa – l’8 luglio prossimo – ti vedrà in scena al Teatro Romano di Fiesole, un luogo straordinario e decisamente suggestivo. Cosa ci dobbiamo aspettare?

“Sono felicissima e davvero fiera di poter annunciare questa data, era tanto tempo che aspettavo di fare un concerto con tutto il mio repertorio, con tutta la mia storia, proprio a Firenze e in particolare al Teatro Romano di Fiesole, che è un posto meraviglioso che amo tanto. Il concerto, come detto, racconta proprio la mia storia. Un concerto che è quasi come un film, perché sarà un non-stop concerto con tanti brani uno dietro l’altro, con tanti medley e canzoni degli ultimi 30 anni, dove i brani dei primi anni saranno mescolati con quelli dell’ultimo lavoro uscito a novembre scorso, “Oro e rosa”. Insomma, sarà proprio una fotografia bellissima che racconta chi sono un po’ a 360°”.

Sarà un concerto, appunto, dove ripercorrerai il racconto della tua storia musicale, arricchita dal nuovo album “Oro e rosa” uscito a novembre scorso e ad aprile in formato cd. Quali le curiosità musicali? Se ci saranno, ma ci saranno, ne sono sicura…

“Beh, sì, devo dire che col nostro direttore musicale Marco Sabiu, con cui abbiamo ideato questo concerto, ci siamo divertiti a fare dei piccoli pezzi che uniscono un brano all’altro. E io a creare una scaletta che possa rappresentare le mie varie curiosità musicali. Quindi si parte, per esempio, molto rock, belli spinti, poi però c’è una deviazione nel blues soul, quella dei primissimi dischi, poi c’è una parte un po’ più cantautorale con testi che fanno anche riflettere, per esempio sui cambiamenti, sulle relazioni, sui problemi e sulle fasi della nostra vita che vanno attraversate e che ci fanno pensare. Per arrivare a un finale di grandi singoloni storici degli anni Novanta, fino a “Bruci la città” e a tutti quelli che sono stati i miei maggiori successi. Sarà davvero un lungo viaggio all’interno della mia musica, un viaggio che mi racconta e racconta anche un po’ i tempi che sono cambiati, le varie influenze, le evoluzioni della mia musica”.

Ci saranno anche le canzoni delle tue grandi collaborazioni, da Pino Daniele a Vasco Rossi e tanti altri…

“Sì, sì, tutte le mie più importanti collaborazioni ci saranno in questo concerto, da “Se mi vuoi” di Pino a “La tua ragazza sempre” di Vasco, e poi anche Bianconi, come altro importante collaboratore, avrà dei momenti molto intensi”.

E ci sarà qualche sorpresa? Un ospite, uno special guest?

“Non ci sono special guest ma ci sarà una bellissima apertura di una ragazza che ho conosciuto e con la quale sto collaborando per i miei lavori, tanto che lei è coautrice di un brano del mio ultimo disco che si chiama “Colorado”: sto parlando di Jole. Jole è al suo primo album, uscito recentemente, e lei mi piace molto. Mi piace la sua voce, il suo stile, perché mi ricorda un po’ me da ragazza, anche per il rapporto che ha con il suo autore musicista, Leo Di Dante: insieme vivono la musica in maniera totalitaria, sono sempre a lavorare per creare l’identità di Jole. Con Leo Di Dante anche io spesso collaboro, perché è un chitarrista fantasioso ed eccellente. E quindi si è creato questo gruppo di nuovi amici che apriranno il mio concerto e questo mi rende anche fiera, pensando che anche io, quando ero giovane, ho avuto il privilegio di collaborare con grandi artisti. Questa volta sono io che posso dare uno spazio a Jole e questo mi fa sentire di poter dare qualcosa ai giovani dopo aver fatto un mio percorso”.

Mi soffermo sul titolo dell’ultimo album: “Oro e rosa”, perché hai sottolineato più volte come questi due colori simboleggino il tramonto e l’alba, i passaggi della vita, un percorso di rinascita dopo un momento buio e di consapevolezza e fierezza. Quindi la domanda è: oggi hai raggiunto la consapevolezza e la fierezza?

“Il cambiamento, negli ultimi anni, è stato un po’ la mia cifra. Dopo il Covid mi sono trovata, mio malgrado, a far fronte a cambiamenti importanti, per una serie di ragioni. Ho cambiato agenzia, ho cambiato produzione, ho cambiato manager, ho addirittura cambiato casa: quindi ho passato quei momenti in cui si pianta un seme ma dove tutto resta un po’ nell’ignoto, non sai bene come andrà a finire. E questo passaggio, in qualche modo, è stato raccontato da questo album. Anche la forza spirituale, il coraggio che ci vuole a prendere delle decisioni di cambiamento e attraversare quella fase dove è tutto in potenzialità ma niente esiste ancora. È un momento un po’ delicato delle nostre vite che ho voluto cantare in questo album proprio come un momento cruciale, un momento che non va sottovalutato e che anzi va accettato. Va accolto anche quel buio del tempo di passaggio che prelude a un nuovo giorno. Saper lasciare andare per poter costruire. Quindi saper dire addio a delle situazioni che ti sono anche piaciute, con cui hai vissuto dei periodi molto belli, per poter costruire il nuovo. È una cosa che fa un po’ paura e cantarla mi ha aiutato a superarla”.

Un tour con il quale festeggi gli ormai oltre 30 anni di carriera… ecco, dopo 30 anni di carriera, ti guardi indietro e cosa vedi? Che Irene vedi, quanto ti senti cambiata professionalmente e come donna?

“Per certe cose mi vedo molto simile, con lo stesso entusiasmo, e anche per il fatto che la musica mi tira sempre dentro, mio malgrado, anche quando non ho voglia – sorride – perché poi alla fine succede qualcosa che mi riagguanta, e quindi questo mi fa sentire che sono sempre nel posto dove devo stare. E questo mi rende contenta. Dall’altra parte sono cambiata, perché mi vivo con più serenità le cose, mi sono costruita una certa libertà, essendo un’artista indipendente, avendo anche costruito negli anni dei bei rapporti con alcuni collaboratori, autori, e costruendone di nuovi. Per assurdo, magari ho un po’ meno successo, i numeri non sono dalla mia parte, ma la mia sensazione è bella: è quella di avere dei fan affezionati, tanta gente che mi vuole bene e io mi sento libera di fare il mio mestiere senza grosse pressioni che a volte fanno fare il burnout, come succede ad alcuni ragazzi giovani che vengono spremuti troppo e arrivano a non farcela più”.

E infatti volevo chiederti anche quanto è importante la libertà di espressione per un’artista?

“È fondamentale. È vero, a volte ripetersi è conveniente, perché la gente riconosce il tuo marchio e vai avanti. Ma ripetersi non è mai troppo creativo e troppo soddisfacente per noi che facciamo questo mestiere. Quindi, ogni tanto, è bene rischiare un po’, rinnovarsi, provare a fare cose diverse. Certo è che, forse per iniziare, un po’ di ripetizione, cercare di dare una bella impronta, identità e continuità nel produrre, è importante, poi però, dopo un po’ di anni, come i miei che non sono pochi, è bene liberarsi da quelle griglie che ci siamo costruiti. All’inizio bisogna farle, per poi magari aprirle un po’, farle diventare più elastiche”.

Torno alla musica. Tu sei sempre stata e riconosciuta un’anima rock, ma con sfumature pop, soul e radici blues. Qual è il genere che senti calzare meglio in questo momento della tua vita?

“È difficile dirlo perché, per esempio, questo tour, questo concerto è nato per mettere insieme queste mie varie fantasie, come se avessi cercato di unire questi frammenti della mia carriera che raccontano delle varie sfaccettature mie e dei miei gusti musicali. E abbiamo cercato di metterli insieme per vedere l’effetto che fa, e devo dire che viene fuori un po’ un tutto tondo. Sì, a volte abbiamo degli spigoli un po’ più acuminati, altre volte siamo dolcissimi, altre volte più riflessivi, ed è proprio in questo che trovavo e trovo il fascino del mio concerto: nell’essere variegati, perché l’anima rock c’è sempre, in tutti i generi, però nella musica c’è la ricerca di essere sempre nuovi e incuriositi, anche rispettando le mie radici che non sono soltanto rock, ma anche soul e blues”.

La musica è cambiata. Oggi è tutto più immediato. Più veloce. Si arriva al grande pubblico attraverso la rete su piattaforme tipo TikTok e Instagram e i giovani artisti pubblicano su Spotify, anche se per rimanere a grandi livelli costantemente serve molto di più. Molti artisti si susseguono nel panorama musicale e, all’ascolto, molte voci si assomigliano. Sembrano omologate. La generazione dei cantanti e cantautori di ieri, invece, sono sempre stati riconoscibili al primo ascolto. Voci inconfondibili. Voci intuibili dopo la prima nota. Questo cosa significa per la musica?

“Forse hai detto la parola chiave all’inizio di questo interessante discorso che hai fatto: la velocità. La velocità e la possibilità per tutti di fare musica, purtroppo, è anche controproducente. Tanto è veloce il modo in cui esci e fai una cosa e la puoi pubblicare, tanto è veloce il momento in cui passa. E quindi per i giovani, purtroppo, è diventato veramente difficile rimanere, come abbiamo avuto l’opportunità di fare noi, che siamo cresciuti in un altro momento storico. Di piantare le radici. Fare più dischi. Avere l’attenzione delle persone per più tempo. Essere sostenuti da delle case discografiche che, tutto sommato, funzionavano. Dai programmi televisivi. Dai videoclip. C’erano tanti modi per farsi conoscere e radicarsi nel mondo della musica. Adesso c’è tanta più produzione, più “democrazia”, però allo stesso tempo c’è tanta “violenza” nel sostituire uno all’altro. Scopiazzare uno con l’altro.

Io consiglio ai giovani di crearsi davvero un’identità, come alcuni di loro stanno riuscendo a fare. E sono quelli che, magari ora li vedi meno, fanno meno ribotto, però poi restano. Mi viene in mente Levante, una ragazza che negli anni si sta consolidando con la sua identità. E lei la riconosci quando canta. Una bravissima artista, completa, scrive, suona, è versatile, ha degli ottimi collaboratori. Personaggi come lei mi incuriosiscono e penso che saranno quelli che avranno una storia più solida. E per quanto riguarda le voci che si assomigliano, ricordo solo che negli anni Novanta era vietato assomigliare a qualcun altro…”.

E poi ti chiedo quanto ti dispiace vedere colleghe essere più apprezzate per come sfoggiano la loro bellezza che per le doti canore?

“Beh, in effetti questa è una scelta che io non condivido delle mie colleghe. Ci sono ragazze dotate di grande talento che poi, per i numeri, per una serie di ragioni, per la moda, decidono di mettere il fisico in primo piano, ma secondo me alla fine non le aiuterà. Una cosa che mi ricordo e che può far capire meglio il mio punto di vista: all’inizio della mia carriera, ho fatto tanta televisione, ho fatto Sanremo e poi c’erano tante occasioni per andare in tv. E ricordo che, siccome anche io ero carina, un po’ strana, avevo gli anfibi, le persone si ricordavano di me, del mio volto, delle mie scarpe, ma non si ricordavano bene quello che facevo. E io questa cosa l’ho sofferta molto. Per cui, per una decina di anni, ho cercato di fare arrivare prima la mia musica del mio volto, del mio aspetto. Per tutti questi motivi, non riesco a capire come una ragazza possa mettere il fisico in avanti, perché poi viene scollegato da quello che fai”.

Hai rammentato Sanremo… un pensiero al prossimo ce lo fai?

“Io intanto faccio tantissimi auguri a Stefano De Martino che, tra l’altro, mi ha invitato alla sua trasmissione “Bar Stella”, che mi ha divertito tantissimo. Ho trovato molto carino il programma, bravissimi i musicisti, simpatici i comici, una cosa molto bella. Così come lui, simpatico e divertente. E quindi gli faccio i miei migliori auguri per Sanremo. Non so come sia come direttore artistico, staremo a vedere con grande curiosità, perché ripongo delle belle speranze…”.

Intanto l’appuntamento per gli appassionati della musica di Irene Grandi è al Teatro Romano di Fiesole, mercoledì 8 luglio, con la tappa fiorentina del tour “Fiera di Me”.

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